Onde

Pier Paolo Strona
Ingegnere fotografo musicista velista

La natura, la sua osservazione e soprattutto le attività che possiamo fare immersi in essa ci portano alla comprensione della nostra condizione esistenziale ultima, la più vera, la più reale e forse quella di cui stiamo rischiando soprattutto oggi di perdere consapevolezza: la coscienza di essere una parte infinitesima del tutto. In natura poi le situazioni si semplificano ed è più agevole vedere con chiarezza le scelte migliori da compiere: questo ci aiuta a stabilire anche nella vita quotidiana la nostra scala di valori, a mettere a fuoco con maggior chiarezza le situazioni in cui ci veniamo a trovare e ad operare quindi scelte migliori.

Un esempio di come, praticando un’attività che si svolge immersi nella natura, si possa crescere in tal senso nella vita di tutti i giorni è quello della navigazione a vela in alto mare, soprattutto quando ci si trovi in mezzo alle onde di una tempesta. In questa situazione le onde che ci sovrastano e ci vengono addosso sono una realtà, anzi sono “la realtà”, la più vera tra le realtà che possiamo sperimentare, così come lo è il mondo in cui viviamo che ci viene addosso in molti modi e molte forme, violente e sottili, condizionandoci, portandoci a volte in alto, sprofondandoci in altri momenti e sommergendoci: in entrambi i casi, nel mare e nella vita, abbiamo a che fare con realtà che ci sovrastano, su cui non possiamo incidere più di tanto in modo diretto, realtà materiali, spirituali, relazioni con gli altri e così via.

Navigando si ha coscienza della realtà delle onde e tutto sommato è facile accettarle così come sono; dopo un’onda ne viene un’altra, all’infinito, e non ci verrebbe mai in mente di fare qualcosa per fermarle, è la realtà del mare, una realtà chiara, semplice, senza equivoci, e l’unico pensiero è quello di accettarla e affrontarla. Se ora invece ci confrontiamo con la realtà apparentemente più complicata della nostra vita quotidiana a terra, quante volte non la accettiamo, vorremmo cambiarla, vorremmo che le persone con cui interagiamo fossero diverse e così via.

Le situazioni vissute in mare allora forse potrebbero insegnarci a vivere meglio a terra.

In mare, infatti, se superiamo la paura che ci può cogliere al sopraggiungere delle prime onde che passano sopra la barca e sopra di noi, ci accorgiamo pian piano che quello che ci sembrava terribile in realtà è uno spettacolo grandioso e noi ne facciamo parte. La paura si trasforma pian piano in emozione, poi in gioia e infine in Amore: se riusciamo a trasformare così anche il nostro sentire nella vita di tutti i giorni, amare cioè la nostra realtà qualunque essa sia, allora tutto si volgerà in positivo e si potrà affrontare qualsiasi situazione. Il navigante, infatti, sovrastato da forze infinitamente più grandi di lui, può riuscire comunque ad andare dove vuole, a condizione che sappia prima di tutto qual è la sua meta e poi riesca a mantenerne dentro di sé la memoria, anche quando gli eventi lo costringono a deviare per qualche tempo da essa, e infine viva in sintonia con la sua realtà, il mare, facendo piccole azioni relativamente insignificanti al timone, alle vele, ma facendole al momento giusto. Anche nella vita di tutti i giorni ci troviamo in effetti in una situazione simile: sovrastati da forze immensamente più grandi, anche noi possiamo sempre muoverci verso i nostri obiettivi di vita, se li abbiamo scelti con consapevolezza, se non ne perdiamo la coscienza cammin facendo, se sappiamo piegarci alle forze più grandi di noi senza spezzarci dentro: anche qui come in mare ci basta diventare capaci di accettare la nostra realtà, di riuscire ad amarla e da ultimo di provare a muoverci quando possiamo a piccoli passi positivi, dando qualche umile colpetto di timone al momento giusto.