Farmaci per la popolazione Ucraina

Nimesulide buste 100 pz

Ketoprofene buste 50 pz

Ultraproct o proctosedyl pomata 100 pz

Polaramin pomata 30 pz

Gentamicina pomata 50 pz

Streptosil pomata 50 pz

Streptosil polvere 30 pz

Clorexidina disifettante 50 pz

Ambroxol cp 30 pz

Acetilcisteina cp eff o buste 30 pz

Paracetamolo 500 mg 100 pz

Paracetamolo 1000 mg 100 pz

Cetirizina cp 30 pz

Fexofenadina ( fexallegra…) cp 20 pz

Micofenolato 50 cpr 500

Betadine 200 pz

Cuba: Biden revoca le restrizioni trumpiane

Joe Biden revoca la stretta di Donald Trump contro Cuba. Il Dipartimento di Stato americano ha infatti annunciato che presto verranno ripristinati i voli commerciali verso l’isola più grande di tutti i Caraibi – che ora raggiungono solo la capitale L’Avana – e sospenderà il limite di 1.000 dollari a trimestre sulle rimesse (per ogni mittente e consentirà anche rimesse non familiari per “sostenere gli imprenditori cubani indipendenti”), ribaltando alcune delle misure più dure del suo predecessore. 

Per approfondire, consigliamo di leggere questo articolo (in spagnolo).

Riprendono gli aiuti a Cuba

Con l’attenuarsi della gravità della situazione pandemica, nelle ultime settimane è ripreso finalmente l’intervento di International Help a Cuba, a contrastare la grave mancanza di farmaci e beni essenziali.

Grazie alla visita di Claudia e Gilberto sono stati consegnati aiuti agli anziani del Comedor n.5 di Santiago de Cuba.

Oltre ai medicinali, i nostri amici hanno ricevuto cibo (carne, riso, salse ecc.) e dotazioni fondamentali per l’igiene personale. Un aiuto importante per una struttura che sosteniamo da 18 anni.

Aiuti in Etiopia

Anche in questa primavera del 2022 continua il supporto agli amici in Etiopia. Dopo l’invio di inizio anno di 9000 euro alla mensa di Dilla, prosegue il supporto ai 350 bimbi della mensa di Lare e alla Clinica di Abobo.

Ecco alcune immagini dei bambini e delle donne di Lare, in Gambela:

Ultime novità dal Kurdistan

Alcune novità dal Kurdistan iracheno e siriano. Per prima cosa, è finalmente entrato in funzione l’ecografo che abbiamo donato a febbraio 2022 all’ospedale di Suleimanya, nel Kurdistan iracheno.

Ecco alcune immagini:

In Rojava – Kurdistan siriano – è invece iniziato lo scavo della quarta decina di pozzi, realizzati ognuno vicino a una scuola, ma usati anche dalla popolazioni dei villaggi. Un aiuto importante per un’area gravata dal secondo anno di siccità. 

Convegno sull’Afghanistan

Abbiamo organizzato a Torino, giovedi 3 marzo 2022, un importante convegno a titolo: Afghanistan: Violazioni dei Diritti Umani – Crisi umanitaria – Il dramma degli afghani rifugiati in Italia: Che Fare?

Eccone la registrazione parziale:

Alle radici dell’antigiudaismo cristiano

Giovanni Filoramo
Professore emerito di Storia del cristianesimo
Università di Torino

1. Una precisazione terminologica: perché dal punto di vista storico, nel caso del cristianesimo antico e delle origini di cui mi occuperò, è preferibile parlare di antigiudaismo e non di antisemitismo. Quest’ultimo è un termine moderno che si riferisce, in senso stretto, a una ideologia razzista diffusasi in Francia e Germania negli ultimi decenni del XIX secolo, in base alla quale i Giudei, in quanto semiti, rappresenterebbero una razza particolare, in grado di mettere in pericolo la cultura e la vita dell’Europa.

“Antigiudaismo” è un termine più antico, che si radica nella polemica contro i giudei portata avanti da autori cristiani a partire grosso modo dalla metà del II secolo e che ha trovato un luogo classico di espressione in una serie di trattati Adversos judaeos, di cui il primo risale a Tertulliano ed è stato redatto alla fine del II secolo ev. Esso ha una base essenzialmente teologica e religiosa, e non ha a che fare con teorie razziste, ignote al mondo antico.

2. La teoria della sostituzione: anche se l’antigiudaismo del Nuovo Testamento ha dei precedenti in una diffusa giudeofobia presente nel mondo ellenistico-romano in cui l’annuncio cristiano si è diffuso, quel che ora deve interessarci è la sua peculiarità. Dal punto di vista ideologico, la radice dell’antigiudaismo cristiano è la teoria della sostituzione. Essa è stata elaborata a partire dalla metà del II secolo e, attraverso correzioni e adattamenti, è rimasta patrimonio dottrinale delle chiese cristiane fino al XX secolo. Essa può essere riassunta in questi termini:

Il cristianesimo porta a compimento le promesse fatte da Dio agli ebrei nell’Antica Alleanza. La religione ebraica – l’ebraismo – enfatizzava la fedele adesione alla legge (Torah) come modo di vita, ma, col passare del tempo, venne guastata dal legalismo, esemplificato dai farisei. Il modo di amare di Gesù, in contrasto con la legge degli ebrei, minacciava le autorità giudaiche. Sebbene tecnicamente sia stato il governatore romano della Giudea, Ponzio Pilato, ad autorizzare la crocifissione, furono gli ebrei a insistere perché Gesù fosse messo a morte. Benché il Nuovo Testamento rappresenti Gesù come un ebreo di Nazaret, in Galilea, la discesa dello Spirito Santo a Pentecoste, cinquanta giorni dopo la sua morte e resurrezione, significò la nascita del cristianesimo. Per questo, quando pensiamo alla prima generazione di discepoli di Gesù – compresi Pietro, Giacomo e Maria Maddalena – pensiamo a loro come a cristiani e a membri originari della Chiesa, ormai distinta dalla Sinagoga. L’apostolo Paolo, convertito dall’ebraismo, aiutò a diffondere, in tutta la regione mediterranea, il cristianesimo, che si affermò rapidamente mentre l’ebraismo declinava

Questa visione teologica non è storicamente fondata. Lo si vedrà meglio proseguendo, ma sin d’ora si può sottolineare l’implausibilità storica di alcuni punti:

– la visione di Israele è errata: ad esempio, Gesù, da pio ebreo, se rispetta la legge, dalla tradizione dei padri deriva il comandamento dell’amore

– il responsabile della morte di Gesù è il governatore romano

– con la pentecoste non si forma nessuna chiesa istituzionale

– Paolo non diffonde il cristianesimo che non esiste ancora

La teoria della sostituzione, in conclusione, è un costrutto teologico privo di fondamento storico.

3. Il problema delle origini del cristianesimo: l’elaborazione di una teoria dell’antigiudaismo presuppone che ormai il cristianesimo si sia staccato dalla sua matrice giudaica e si sia costruito come una religione a sé, di cui l’antigiudaismo costituisce un fattore identitario essenziale. Ma quando è avvenuto veramente ciò? Oggi le ipotesi variano notevolmente: dalla metà del II secolo alla svolta costantiniana. Anche se personalmente propendo per la prima ipotesi, una cosa è evidente: non solo Gesù e i suoi discepoli, ma anche i suoi seguaci delle prime generazioni sono rimasti giudei. Anche se già con Paolo inizia una missione ai gentili e si pone il problema di convertirsi o meno al giudaismo per poter essere seguaci del Cristo, le polemiche contro i giudei che si trovano nel NT non sono polemiche di ‘cristiani’, che non esistono ancora, contro giudei, ma tipiche polemiche intragiudaiche.

Detto in altri termini: il movimento di Gesù è un movimento interamente giudaico. Il cristianesimo inizia come un movimento di riforma giudaico; i conflitti formativi sono con il giudaismo del tempo. Gesù, oltre che un rabbi, è anche un profeta che parla come un profeta: l’intensità delle sue accuse, per esempio contro i farisei, si spiega bene col desiderio che il suo popolo si penta.

4. Quadro storico: il movimento di Gesù fa parte di un mondo giudaico molto vario e dinamico. Il giudaismo rabbinico, così come noi lo conosciamo, è di là da venire: la sua storia corre parallela alla formazione del cristianesimo come religione.

Il giudaismo palestinese del tempo di Gesù vive in un quadro politico particolare. Dal 6 della nostra era la Palestina era diventata una provincia romana, che faceva parte della Syria. La governava un procuratore, come poi sarà Ponzio Pilato. Vari gruppi presenti. Uno di questi è costituito dai seguaci di un rabbi e profeta, Gesù.

5. Le fonti: il Nuovo Testamento: i testi del Nuovo Testamento sono disseminati di affermazioni polemiche e violente nei confronti di gruppi ebraici. Queste affermazioni vanno storicamente contestualizzate. Dato il valore canonico che questi testi hanno poi assunto, esse sono ben presto state rilette in prospettiva antigiudaica. Per secoli – per non portare che un esempio – questi passi sono stati letti e commentati nel ciclo liturgico cristiano. Soltanto con il Concilio Vaticano II e la dichiarazione Nostra Aetate si è posto fine a questo uso antigiudaico

6. Gli esempi più significativi di antigiudaismo presenti nel Nuovo Testamento sono certi testi di Paolo come I Tessalonicesi 2, 14-16: « Voi infatti, fratelli, siete diventati imitatori delle Chiese di Dio in Gesù Cristo, che sono nella Giudea, perché avete sofferto anche voi da parte dei vostri connazionali come loro da parte dei Giudei, i quali hanno perfino messo a morte il Signore Gesù e i profeti e hanno perseguitato anche noi; essi non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini, impedendo a noi di predicare ai pagani perché possano essere salvati. In tal modo essi colmano la misura dei loro peccati! Ma ormai l’ira è arrivata al colmo sul loro capo. » e le accuse di deicidio (Matteo 27, 22-23) oltre a un passo del Vangelo di Giovanni 8, 30-47, in cui, nella sua polemica contro i giudei, Gesù li accusa di essere “figli del diavolo”.

Questi passi vanno adeguatamente contestualizzati, tenendo presente le vicende del movimento dei seguaci di Gesù nel periodo in cui questi testi sono stati composti cioè grosso modo dalla metà del I secolo agli inizi del II. In questo periodo la data decisiva è il 70, con la guerra giudaica e la distruzione del Tempio che ne seguì. Mentre Paolo scrive prima di questo evento, i vangeli canonici sono tutti redatti successivamente.

Mentre le lettere considerate autentiche di Paolo sono documenti che riflettono il pensiero in divenire del loro autore e sono condizionate dal rapporto con le differenti comunità a cui si rivolge, i vangeli sono scritti che riflettono la particolare rilettura delle vicende di Gesù che differenti comunità hanno operato. Mentre nel primo caso i conflitti sono tipicamente intragiudaici – tanto che diventa difficile usare in questo caso il termine ‘antigiudaico’ – nel secondo caso siamo in una tipica fase di separazione delle vie: le comunità dei seguaci del Cristo, che cominciano a essere definiti ‘cristiani’, sono comunità miste in cerca di una propria identità, alternativa a quella ebraica d’origine, che non può funzionare per il numero crescente di gentili che ne fanno parte. Fu tra gli anni Settanta e i primi anni del II secolo che la rivalità tra gli altri gruppi ebraici e i Seguaci della Via (ormai diventati un gruppo misto di ebrei e gentili) andò aumentando. Discutevano su quale fosse il cammino più fedele a Dio: quello della Torah o quello di Gesù? Dal momento che questa fu anche la cornice temporale in cui vennero composti i quattro Vangeli, alcune delle tensioni legate a simili dibattiti trovano riflesso in brani evangelici quali la diatriba contro i farisei in Matteo 23 o la frequente identificazione degli “ebrei” come principali oppositori di Gesù nel Vangelo di Giovanni. In altri termini, gli autori dei Vangeli inserirono le dispute del tempo nel proprio resoconto del ministero di Gesù; in questo modo, le controversie del tardo I secolo e degli inizi del II secolo finirono con l’entrare nelle ricostruzioni di ciò che Gesù aveva detto e fatto. L’acceso linguaggio di questi testi riflette le convenzioni retoriche tipiche dell’antichità, in cui la denigrazione dell’altro era una forma d’arte. Ciò che le successive generazioni non riuscirono a comprendere, in ogni caso, è che si trattava di contrasti intra-familiari, non di controversie tra “cristiani” contrapposti a “ebrei”.

Porto solo un esempio. Nel racconto postrisurrezionale di Giovanni si dice: «Quando giunse la sera di quel giorno, il primo della settimana e le porte della casa dove si trovavano i discepoli erano chiuse per paura degli ebrei, Gesù venne e stette in mezzo a loro e disse: “La pace sia con voi”» (Giovanni 20,19). Ora, i discepoli erano tutti ebrei: come facevano ad avere paura degli ebrei? qui si tratta di una tipica rilettura del redattore, che riflette un periodo diverso di conflitti e il suo peculiare antigiudaismo.

Rapporto dal Guatemala

Vi proponiamo di seguito il rapporto di padre Mauro Verzeletti su un importante intervento solidale condotto dalla Pastorale Migranti della Chiesa guatemalteca e da noi sostenuto.

A questo link è possibile scaricare un file contenente il rapporto completo con le immagini (NB file pesante, non scaricabile da smartphone).

Queridos hermanos/as:

Queremos desearles felices fiestas de fin de año y deseando éxitos y bendición en el siguiente, hoy deseo contarles que con el apoyo de ustedes y varias instituciones que creen, confían y apoyan esta noble causa, que nos permiten crear puentes de solidaridad para esta población desarraigada, durante el año dos mil veintiuno hemos atendidos a migrantes en tránsito, internos, niñez migrante, deportados, asilo y refugiados.

Durante el año 2021 hemos logrado atender un total de 4,216 migrantes desagregados de la siguiente manera: hombres 2,683, mujeres, 682, niños 479, niñas 316, población LGTBQ 56 personas, aspirantes a solicitar asilo 200 personas, platos de comida servida 16,776, llamadas telefónicas 2,096, ropa y zapatos 2,875, atención medica brindada a 2, 813 personas, medicamento entregado a cada paciente 2,102, atención psicológica 1,780 personas, mujeres embarazadas 38, pruebas de covid-19, 905 personas.

Durante el año 2020 logramos atender a 5,915 migrantes y 2021 hemos atendido 4,216 para un total de atenciones humanitarias brindadas de 10, 131 migrantes.

Gracias a Dios y a la sinergia creada, fortalecida por cada uno de nosotros, confiamos en que este nuevo y próximo año a iniciar, podamos seguir apoyando a cada migrante que pasara por nuestra casa.

Nos encomendamos a la providencia de Dios y de cada uno de ustedes, les adjunto fotos de las distintas actividades realizadas durante el año

Fraternalmente,

Mauro Verzeletti
Director Casa del Migrante Guatemala

Maarten van Heemskerck

Maaarten van Heemskerck
(Heemskerck 1498 – Haarlem 1574)

Deposizione

Olio su tavola

Pur nelle non enormi dimensioni, la tavola impressiona per la forza e l’intensa drammaticità che promana dal corpo terreo di Cristo e dalle espressioni della Vergine e delle altre figure che lo circondano. Le figure sono inserite in uno spazio compresso e saturo, e definite da un segno energico e vibrante, quasi tagliente, in rapporto con la scultura michelangiolesca e le figure della volta della Cappella Sistina (il pittore era stato a Roma tra il 1532 e il 1536).

Appartenuto alla collezione Mossi di Morano, il quadro era attribuito ad Andrea Mantegna, fin quando nel 1933 fu riconosciuto al grande pittore olandese Maaarten van Heemskerck. Oggi lo si considera la parte centrale di un trittico smembrato, le cui ali laterali, raffiguranti ritratti di gruppo dei donatori, sono conservate presso il Kunsthistorisches Museum a Vienna. Ne esiste una versione analoga al Museo Boijmans van Beuningen di Rotterdam che – dopo recenti analisi dendrocronologiche – viene considerata una replica più tarda del quadro dell’Albertina, che dovrebbe essere databile qualche anno dopo il rientro dall’Italia di Heemskerck, tra il 1540 e il ’43 circa.

Il Giampietrino

Giovan Pietro Rizzoli, detto il Giampietrino
Milano 1495-1549

Natività

Olio su tela applicata su tavola

Il bellissimo dipinto proviene probabilmente dall’Abbazia di Staffarda, insieme all’altra tavola di Giampietrino conservata in Pinacoteca, il Cristo deriso.

L’opera, che purtroppo ha parecchio sofferto nel corso del tempo, raffigura in primo piano Gesù Bambino, adagiato al suolo su un lenzuolino bianco, voltato verso lo spettatore e in atto di benedizione; anche l’angelo a destra, dalle bellissime ali variopinte, si volta verso chi guarda con un lieve sorriso, coinvolgendolo nell’evento sacro; la Vergine e san Giuseppe sono inginocchiati in atto di adorazione del piccolo Gesù.

Sullo sfondo si vede un edificio sorretto da un’elegante colonna classica angolare ma provvisto anche di una rozza tettoia posticcia con un tetto in paglia parzialmente rovinato; sulla parte sinistra della scena si nota una colonna spezzata e sullo sfondo alcuni pastori, con un angelo in volo che reca un cartiglio con l’annuncio della nascita.

La figura della Madonna ripropone con alcune varianti quella della Madonna e Santi della Pinacoteca Ambrosiana, a sua volta probabilmente legata a studi di Leonardo per un’Adorazione dei Magi, ma la composizione nel suo insieme si avvicina maggiormente alla Natività con due angeli del Museo Civico di Lugano. L’angelo a destra è una chiara rivisitazione di quello della prima versione della Vergine delle rocce (Parigi, Louvre), evidentemente esemplato su un cartone o su qualche derivazione, visto che alla presumibile data del quadro (anni ’30 del ‘500), l’originale vinciano era emigrato in Francia già da parecchio tempo.