Bartolomeo Cavarozzi

Bartolomeo Cavarozzi
(Viterbo c. 1587 – Roma 1625)

Sacra Famiglia

Olio su tela, cm 174 x 130

Questo strepitoso dipinto, vertice della pittura caravaggesca e una delle più importanti opere conservate alla Pinacoteca Albertina, ha un’accertata provenienza genovese: è infatti attestato nel 1706 nelle collezioni dei nobili Saluzzo, da cui viene poi alienato ai Balbi. Intorno al 1823 le figlie di Costantino Balbi cedettero gran parte della collezione avita e fu probabilmente in quell’occasione che il dipinto (insieme ad altri ex Balbi) pervenne a monsignor Mossi di Morano. È possibile che in una fase precedente il quadro provenisse dalla Spagna.

La Madonna e il Bambino campeggiano monumentali in primo piano, mentre San Giuseppe è in posizione lievemente arretrata, parzialmente avvolto nell’ombra.

Il profondo naturalismo con cui sono condotte le figure e le stoffe (si noti la luminosità abbacinante del panno che avvolge il Bambino, degna di Orazio Gentileschi), memore dei modelli diffusi a Roma dal Merisi, è appena attenuato dalla ricerca di bellezza idealizzata nel volto della Madonna, mentre la posa della Madre e del Figlio rimanda a una chiara suggestione di un classico capolavoro del ‘500, la Madonna della seggiola di Raffaello. Si tratta di un primo superamento della totale ortodossia caravaggesca cui Cavarozzi aveva aderito nelle opere più giovanili.

Del dipinto esistono numerose varianti autografe e di scuola.

Tutte Storie!

Un progetto a cura di Emi Tempesta

Il progetto “TutteStorie! Ma allevate all’aperto”, nasce da un interrogativo: se un’attività artistica, in particolare la scrittura, possa essere finalizzata a vantaggio di uno scopo solidaristico. Certo la soluzione più ovvia sarebbe donare a un’organizzazione non lucrativa quel poco o quel tanto ricavato dalla pubblicazione di un’opera letteraria. Ma se l’obiettivo più ambiziosamente puntasse ad allargare la platea degli estimatori del lavoro di una Onlus? Questa scommessa è stata accettata da chi scrive, che ha scelto di firmare il progetto con il nome d’arte Emi Tempesta e che ha accentrato il focus della sua iniziativa su International Help Onlus. Lo faccio richiamando l’attenzione dei lettori sul calendario degli interventi umanitari, sulle loro efficacia, sulle urgenze più incalzanti. Dalla metà dello scorso luglio, dopo aver lanciato il progetto su Facebook, pubblico su un sito web, con scadenza periodica, una selezione inedita di “undici racconti… e mezzo”, intitolata “Le ragioni di Antonia”. Sul social posto dei brevissimi flash sulla natura e la trama dei racconti alternandoli a post sulle attività della Onlus. Ed anche il sito web è centrato, nell’illustrazione del progetto, sul sostegno della Onlus.

Pagina Facebook: Emi Tempesta

Link del sito web: http://leragionidiantonia.com

Defendente Ferrari

Defendente Ferrari
Chivasso (1480? – post 1540)

Adorazione del Bambino
Olio su tavola, cm 240×130

L’opera, di committenza Gromo di Ternengo e anticamente posta sull’altare maggiore
della chiesa di San Domenico a Biella, viene generalmente datata tra il 1496 e
il 1500, quindi molto precocemente nell’ambito della lunga carriera di Defendente.

Raffigura la madonna in adorazione del Bambino (posto su un lembo del manto, un
motivo di origine nordica), con i santi Giovanni Battista, Domenico, Francesco, Stefano
e Giacomo; a sinistra è dipinto un santo vescovo con la forza di un ritratto. Per la qualità
e il perfetto equilibrio compositivo è da considerarsi uno dei più alti raggiungimenti
del pittore chivassese e dell’intero rinascimento in Piemonte. Si tratta di un dipinto
estremamente colto e sofisticato dal punto di vista della comunicazione visiva.

La scena sacra è ambientata – con perfetta soluzione prospettica – sotto un ampio
portico a pianta centrale con decorazioni classicheggianti e prosegue in profondità
con una fuga di edifici chiusi in fondo da un bel palazzotto rinascimentale. Il portico,
una specie di cappella aperta, sembra in diretto contatto con invenzioni bramantesche
forse studiate dal vero, a partire da S. Maria presso S. Satiro a Milano per finire a derivazioni
sul tipo dell’Incoronata di Lodi.

La datazione corrente sembra piuttosto alta per un pittore la cui data di nascita
secondo la critica recente si deve porre intorno al 1480 se non poco dopo (anche per
la presenza in alto di decorazioni classicheggianti con sfingi, di gusto pienamente cinquecentesco),
per cui verosimilmente andrà ritardata di qualche anno.

Report dall’ospedale di Abobo, in Gambela

Dall’inizio del 2021 abbiamo iniziato il sostegno all’ospedale di Abobo (Gambela), con l’invio di 900 euro mensili oltre a un contributo per spese extra, come i ricambi per l’ambulanza. Ecco il rapporto inviatoci a proposito degli ultimi tre mesi (secondo trimestre 2021):

Di seguito un breve video di ringraziamento dei “brothers” dell’ospedale:

Giovanni Martino Spanzotti

Giovanni Martino Spanzotti
(Casale 1455c – Chivasso 1528)

San Francesco, Sant’Agata e un donatore
Tecnica mista su tavola, cm 128 x 60

Questa bellissima tavola costituiva lo scomparto in basso a sinistra di un grande polittico a sei scomparti (più la predella) commissionato dalla famiglia dal Ponte, smembrato e disperso in varie sedi: la tavola centrale con S. Andrea e quella laterale destra con i SS. Caterina d’Alessandria e Sebastiano sono conservati alla Pinacoteca di Brera, i due più piccoli in alto (a sinistra i SS. Nicola da Tolentino e Giovanni Battista, a destra i SS. Evasio e Pietro Martire) alla national Gallery di Londra, mentre quello centrale, con l’Adorazione del Bambino si conserva presso una collezione privata.

La chiesa e il convento di San Francesco a Casale furono oggetto delle soppressioni napoleoniche e il polittico fu forse smembrato in quell’occasione: da lì il solo pannello con il ritratto del committente potrebbe essere stato acquisito dai Mossi di Morano, come ricordo di famiglia (i dal Ponte erano loro antenati).

Le figure, caratterizzate, specialmente la Sant’Agata, da un colore brillante e luminoso, si stagliano sullo sfondo di paesaggio collinoso con notevole presenza scenica e intensità negli sguardi rivolti allo spettatore, mentre il profilo del committente a sinistra si caratterizza come uno dei più bei ritratti del primo rinascimento piemontese per acutezza d’indagine naturalistica. Spanzotti dà anche prova di muoversi a proprio agio con la prospettiva, come si evince dalla perfetta scansione del magnifico pavimento marmoreo intarsiato.

Filippo Lippi

Filippo Lippi
(Firenze 1406 – Spoleto 1469)

Sant’Agostino e Sant’Ambrogio
tempera su tavola, cm 128 x 65

San Gregorio e San Girolamo
tempera su tavola, cm 130 x 65

Non conosciamo le vicende antiche dei dipinti, forse eseguiti per una sede agostiniana fiorentina, in quanto la prima menzione risale al 1828, quando si trovava nella collezione Mossi. Si tratta di una tra le più celebri opere della Pinacoteca, pienamente rappresentativa dell’arte di Lippi, uno dei protagonisti del Rinascimento fiorentino. In origine costituivano le due ante laterali di un trittico smembrato in data imprecisata (forse all’epoca delle soppressioni napoleoniche) la cui parte centrale (Madonna in trono col Bambino) è conservata al Metropolitan Museum di New York.

Le figure dei quattro dottori della chiesa riempiono lo spazio con maestosa monumentalità, accentuata dalla gravitas dei gesti e delle pose, e sostenute da un disegno rigoroso. Sant’Agostino a sinistra, visto di scorcio mentre si volta verso lo spettatore con lentezza e sguardo intenso, sembra ricavato in una colonna dorica, che l’ombra densa rende in una compiuta tridimensionalità. Ciò testimonia l’attenzione rivolta da Filippo Lippi non solo alla potente volumetria di Masaccio, ma anche alla scultura di Donatello, che abilmente riesce a ‘tradurre’ attraverso il colore e i contrasti di luce e ombra nella fisiologica bidimensionalità del mezzo pittorico.

La datazione più verosimile dovrebbe risalire agli anni immediatamente seguenti il 1437-38 per le affinità stilistiche con la Madonna di Tarquinia (Roma, Galleria Nazionale d’Arte Antica) e la Pala Barbadori (Parigi, Louvre), datate proprio in quegli anni.

International Help Story (1994-2016)

Sembra facile raccontare un’associazione umanitaria, la sua attività e i suoi perché; ma è chiaro che i ventidue anni di impegno di International Help non si possono ridurre a una sequenza di eventi cronologici; sarebbe riduttivo e non servirebbe a farne comprendere le motivazioni e i risultati. Meglio quindi descriverne l’agire e “l’anima” per aree di intervento, sia sul versante della solidarietà che su quello della raccolta fondi.

I.H. è nata nel 1995, ma già l’anno precedente un gruppo di amici, prevalentemente abituali viaggiatori, aveva cercato di organizzarsi per portare aiuti anche piccoli, ma efficaci, a popolazioni in difficoltà nei Paesi poveri.

Di essi, alcuni erano medici, ed è proprio dall’attenzione alla sanità dei più bisognosi che è iniziata la vicenda di I.H.; sarà quindi da questa area di impegno che inizierà la narrazione, riportando le tante iniziative umanitarie realizzate che negli anni hanno anche costruito una rete di relazioni di solidarietà che disegna l’essenza di cosa è oggi l’associazione.

LA SANITÀ

Nel 1994 un ecografo viene inviato presso la clinica di Mwea, in Kenya, presso la locale sede dell’Istituto Missioni Consolata, diretto da Padre Antonio Roberti. I medici Brigatti, Colombo, Pomari e Sartorio si alterneranno nel lavoro di istruzione del personale medico locale in ambito ginecologico, internistico e cardiologico.

Nel 1995 un’apparecchiatura complessa per cure odontoiatriche “riunito” proveniente da medici privati di Torino viene messo in opera dall’ing. Guido Roberti presso la Missione di Sagana della Consolata, sempre in Kenya. Sono migliaia le persone che beneficeranno delle due apparecchiature negli anni successivi.

Sempre nel 1995 un’apparecchiatura simile viene inviata al Madonna Nursing Hospital di Kochi in Kerala (India), gestito dal dott. Thomas Malayiakal e votato all’assistenza della popolazione locale, in collaborazione con i Salesiani e l’Istituto Cottolengo.

Nel 1996 un ulteriore ecografo proveniente dal centro medico privato LAMBDA di Torino sarà messo in opera, con l’aiuto dell’ing. Piero Padovani, presso la clinica della Parrocchia di Cristo Nuestra Paz della Zona 18 di Città del Guatemala. Si tratta di un quartiere miserrimo di 50mila abitanti, prevalentemente costituito da baracche di lamiera e privo di elementari dotazioni igieniche (acqua corrente e fognature) e di corrente elettrica, afflitto da disoccupazione endemica e martoriato dalle bande giovanili dedite alla violenza e allo spaccio di droga, sotto l’occhio distratto e spesso complice della polizia.

Ivi, dal 1985 opera, con l’aiuto di Mario Lopez e della sua famiglia, don Piero Nota, sacerdote diocesano piemontese, attivo anche in Italia nella difesa dei poveri, a partire dal borgo operaio di Mirafiori a Torino. L’impegno di don Nota fa da catalizzatore per organizzare la gente verso una vita più dignitosa attraverso dotazioni come la clinica, appunto, il doposcuola e la mensa per i bimbi, i corsi di cucito per le donne, le attività culturali e sportive.

L’invio dell’ecografo segnerà l’inizio di un rapporto strettissimo di collaborazione con El Limon, che cesserà solo nel 2007 con la cacciata di Don Piero e dei Lopez dal Guatemala, sotto minaccia di morte da parte delle bande criminali.

Nel 2002, nel momento più difficile della crisi argentina I.H., su indicazione della Provincia di Torino, invia una delegazione (Pasquali, Sartorio) mirata a verificare in quale settore sanitario investire il sostegno dell’Ente Locale Piemontese e a documentare, tramite un breve filmato, l’intervento.

L’aiuto consiste nell’acquisto di apparecchiature per la fabbricazione di farmaci di base poiché l’insolvenza del Governo argentino non ne permette l’acquisto sul mercato. L’ospedale beneficiario è il Cosme Argerich di Buenos Aires e il documentario realizzato, Tango pobre, servirà nello stesso anno per acquisire e spedire nell’autunno del 2002 due ecografi allo stesso ospedale che ne era sprovvisto.

Nel 2003 due ulteriori “riuniti” vengono inviati all’ospedale di Kirkuk nel Kurdistan irakeno. L’intervento è coordinato dall’arch. Jabar Mustafa autorevole rappresentante della comunità kurda a Torino.

Ancora nel 2003 vengono inviati alla Missione Salesiana di Zway, in Etiopia, alcuni medici pediatri provenienti dall’ospedale di Savigliano e dall’Università di Torino per fronteggiare le conseguenze di una terribile carestia, che mina la salute della popolazione, soprattutto infantile.

Inoltre altre dotazioni sanitarie vengono consegnate in Etiopia ad Abobo, nella regione di Gambela, al locale ospedale gestito dal medico italiano Maria Teresa Reale in una zona gravata da condizioni climatiche terribili e da frequenti conflitti interetnici.

Nel 2005 viene cofinanziata in Congo, presso l’ospedale Nyantende, gestito dal padre francescano Emilio Ratti nella città di Bukavu, la costruzione di un reparto di ostetricia di quarantotto letti.

Nel 2007 apparecchiature di laboratorio per odontoterapia (“riunito”) e per radiodiagnostica (rx monofase) e un ecografo sono spediti a Ilha do Mozambique, ove opera padre Giuseppe Brunelli, missionario Comboniano e colà installate, grazie all’intervento del dott. Daniele Regge, direttore del reparto di radiodiagnostica dell’IRCC di Candiolo (To).

Nel 2008 inizia il sostegno a Kabul (Afghanistan) della Clinica dell’Amicizia, fondato dagli enti locali di Belluno, che ogni anno assiste circa 30mila pazienti, prevalentemente sul versante materno-infantile.

L’intervento è attuato di concerto con l’AFF Afghan Future Foundation, che ha sede anche in Italia, a Roma, coordinata da Kurbanali Esmaili.

Nel 2010, ancora in Afghanistan, due ecografi donati dall’IRCC di Candiolo (To) sono inviati, tramite il concorso degli Alpini della Brigata Taurinense presso due ospedali civili della città di Herat.

Negli ultimi anni vengono inviati con continuità farmaci a Santiago de Cuba presso il Comedor n. 5 gestito da Caritas Cubana.

LE INFRASTRUTTURE

– I pozzi

I.H. cofinanzia negli anni 2000 la costruzione di alcuni pozzi in Africa, sia in Kenya, nelle aree di Sagana e Nyeri, proseguendo la collaborazione con l’Istituto Missioni Consolata (padre Antonio Roberti), che in Etiopia, nell’area di Gambela, tramite i salesiani monsignori Angelo Moreschi e don Filippo Perin, che nell’area di Dilla, con don Mario Robustellini.

Lo scavo di un pozzo (il cui costo in alcune situazioni di facile raggiungimento della falda può costare non più di 5.000 euro) permette, soprattutto tramite l’elettrificazione (che vale circa 2.500 euro) di dissetare con acqua igienicamente sana migliaia di persone, limitando le patologie da inquinamento batterico dell’acqua e le parassitosi.

Inoltre, nella stagione secca consente l’irrigazione dei campi che sarebbero altrimenti non coltivabili. Si tratta di un immaginabile, autentico sollievo per chi di acqua potabile è sempre stato privo.

– Le case

I.H. interviene almeno tre volte (nel 1998 in Guatemala al passaggio dell’uragano Mitch, nell’est dell’India dopo il tragico tsunami che causò immense devastazioni e lutti e, ancora in Guatemala, nella scorsa estate, dopo una stagione di forti precipitazioni) per aiutare a ricostruire immediatamente le abitazioni distrutte e dare quanto prima un tetto a chi ne è privo.

Beneficiari del sostegno sono: in Guatemala la Parrocchia di Cristo Nuestra Paz e, recentemente, padre Mauro Verzelletti; in India padre Michael Winding, gesuita, protagonista di una lunga stagione di aiuti dedicati proprio al problema della ricostruzione di villaggi – più di cinquecento – tramite la VRO Village Reconstruction Organisation, alla quale I.H. ha fornito anche ulteriori piccoli aiuti.

In Guatemala inoltre, I.H. collabora all’operazione “Tetto minimo” che ha permesso la ricostruzione di molti tetti delle baracche in lamiera deteriorati e l’inizio della trasformazione di alcune delle stesse baracche in case in muratura.

– Le fognature e le scale

A El Limon (Guatemala) nel 1999, con un finanziamento della Provincia di Torino, il quartiere di baracche, costruito su ripidi pendii e sprovvisto di scarichi fognari, viene dotato di scale sotto le quali sono installate le tubature delle fogne.

Il lavoro, eseguito da centinaia di abitanti del barrio (prevalentemente donne) e coordinato soprattutto da Mario Lopez, permette di installare finalmente nel quartiere dotazioni che almeno limitino i disagi di una vita difficilissima. Ne beneficiano circa trecentocinquanta famiglie.   

– La natura

Nel 2003 insieme al Comitato di Solidarietà Ivrea-Kaladiza viene sostenuto il rimboschimento di un’ampia area montana del Kurdistan Irakeno.

LE MENSE

Guatemala – Fra il 1997 e il 2007 I.H. prosegue nell’attività di sostegno alla mensa della Parrocchia Cristo Nuestra Paz di Limon, che nutre con cura, attenzione e ottimo livello alimentare un centinaio di bimbi, figli di mamme lavoratrici indigenti che non potrebbero accudirli in occasione del pasto di mezzogiorno.

Cuba – A partire dal 2006 viene finanziato il Comedor n.5 nel quartiere Asuncion di Santiago de Cuba, città in situazione di particolare disagio in un’isola che complessivamente vive con difficoltà la trasformazione fra il comunismo e nuovi equilibri per ora incerti nei loro confini. 

La struttura nutre e assiste circa 150 anziani, dei quali alcuni quasi centenari, che sono stati partecipi del periodo rivoluzionario e ne sono ancora testimoni.

Di essi una parte sono in condizioni di estremo disagio e, in uno Stato che non riesce a garantire produzione e distribuzione di beni essenziali, necessitano, per sopravvivere, un’assistenza costante che i volontari di Caritas Cubana forniscono, pur se in forma semiclandestina e senza sostanziale riconoscimento da parte del Governo.

A essi viene fornito tre volte alla settimana del cibo, che negli anni, dopo il nostro intervento, è assai migliorato in termini di quantità e soprattutto di qualità.

Inoltre vengono assistiti dal punto di vista igienico e sul versante della socialità e della cultura, con il recupero della memoria e con la ricerca di autostima.

I.H., che ha finanziato anche lo scavo all’interno del compound della sede, di una cisterna per conservare l’acqua potabile e la ritinteggiatura dei locali, ha acquisito coperte e materassi e ha ricevuto nel 2009, a favore del progetto, un contributo di 17mila euro da parte di Regione Piemonte, che quest’ anno è stato reiterato per altri 10mila euro.

I nostri amici Gilberto Baggiani, tesoriere di I.H. e Daniela Aragno, che ben conoscono l’isola, vi tornano ciclicamente per verificare il corretto impiego del finanziamento.

Etiopia – A partire dal 2003 I.H. finanzia la mensa di Dilla – circa quattrocento chilometri a sud di Addis Abeba – che nutre circa 300 bimbi poveri.

La struttura, fondata da don Mario Robustellini e gestita ora da don Roberto Bergamaschi presso la locale Missione Salesiana Don Bosco, è condotta in stretto accordo con la comunità locale e vede coinvolte nella gestione mamme e nonne.

Il cibo è nutriente e permette di soddisfare le esigenze dei bimbi. A partire dal 2012 viene fornito cibo ai 120 bimbi delle scuole di Adami Tullo, ove opera don Tino Dusi.

Due nuove mense per complessivi 200 bimbi sono aperte nel giugno 2013 nel Gambela sotto la direzione di don Filippo Perin.

LO SPORT

Mozambico – A Lumbo, sulla terraferma di fronte a Ilha, padre Brunelli costruisce con il nostro aiuto la casa parrocchiale Zinedine Zidane, dedicata al grande calciatore, che ci aiuta a costruirla con il suo aiuto diretto e la partecipazione a nostri eventi.

Etiopia – A Mekellè don Mario Robustellini coordina, nel 2003, la ristrutturazione di un campo di calcio e l’acquisto di dotazioni (scarpe, divise, palloni ecc.) per le locali squadre, con la costituzione del “Ciro Ferrara football Club” dedicato al giocatore che, insieme al collega Gianluca Pessotto, in più occasioni, si prodiga a fianco di I.H. per reperire i necessari fondi.

Nel 2013 I.H. fornisce di tutta la dotazione occorrente la squadra di calcio di Zway delle Missioni don Bosco che ha avuto come sponsor Rotary Club-Castello Torino. Successivamente realizza, sempre per le Missioni don Bosco, altri otto completi per squadre di calcio, sia maschili che femminili, e per due di volley femminile.  

Guatemala – Nel 2003 a Limon viene costituita la squadra “Francesco Brambati” dedicata alla memoria di un giovane torinese appassionato di calcio. L’entusiasmo è grande e in poco tempo vengono fondate una sessantina di formazioni e si strutturano tre tornei divisi per fasce di età.

La Juventus F.C. fornisce una discreta quantità di divise e scarpe.

Il calcio costituisce, in un quartiere totalmente privo di strutture sociali e culturali, ad altissimo livello di descolarizzazione, l’unica occasione reale di aggregazione alternativa alle bande, che vedono il calcio, legato alle attività della parrocchia, come il più forte pericolo al loro predominio.

Durante le nostre visite a Limon scopriamo noi stessi veri giovani talenti e iniziamo a sondare la possibilità di portarne alcuni in Italia per farli testare dai nostri club.

E proprio la costituzione di una scuola di calcio nel 2007 costituirà la principale motivazione per la cacciata di Don Piero e della famiglia Lopez, messi in salvo grazie all’Unità di Crisi della Farnesina, dopo un vero assedio della loro casa da parte dei criminali.

I PROGETTI REALIZZATI IN AMBITO CULTURALE

International Help finanzia le sue attività solidali anche attraverso iniziative culturali nei settori:

Editoriale – Fra il 1999 e il 2010 vengono pubblicate sei edizioni di Etnica, guida alla ristorazione straniera a Torino. Le pubblicazioni hanno visto la collaborazione, in qualità di esperti gastronomi, di personaggi del giornalismo, dello spettacolo e della cultura avendo come finalità non solo la ricerca di introiti a favore degli interventi di I.H., ma anche la valorizzazione degli aspetti più positivi e coinvolgenti del fenomeno migratorio nella nostra città.

Nel 2003 è stato diffuso Locali da vino, DVD di informazione sullo scenario sempre in evoluzione dell’offerta di enoteche e vinerie a Torino curato da Claudio Paletto.

Nel 2006 Il lato dolce della vita, guida alle pasticcerie torinesi, in occasione dell’Olimpiadi, per raccontare, soprattutto ai visitatori, una delle tradizioni storicamente più valide e radicate della cultura torinese. Anche questa pubblicazione è frutto del lavoro collettivo di un gruppo di intellettuali, soprattutto giornalisti e semiologi.

Nel 2007, Un’altra Torino. Passeggiata eco-museale per le vie di Torino, dello studioso Claudio Bellavita.

Grande successo continua a ottenere la Guida alle piole di Torino, edita nel 2012 (tremila le copie diffuse), seguita dalle due pubblicazioni Guida alle botteghe di Torino e Guida ai luoghi del pesce di Torino, insieme a una serie di altre pubblicazioni antologiche i cui diritti d’autore vengono devoluti a favore delle iniziative dell’associazione, sono frutto di una collaborazione ormai più che decennale con la casa editrice torinese Neos edizioni.

Discografico – Nel 2006 esce Jazz compilation di pezzi classici degli anni Trenta e Quaranta.

Cinematografico – I.H. ha realizzato numerosi documentari, da una parte per raccontare visivamente i propri interventi, dall’altra per finanziare le attività attraverso la vendita delle copie dei film, e con gli introiti derivanti dalla scrittura di soggetti e dalla conduzione di regia da parte di militanti dell’Associazione.

In particolare:

Nel 2000, Zona 18, Limon-Guatemala

di Claudio Paletto, Betacam 48’ colori.

La vita di don Piero Nota, dalle campagne di Airasca, primo di sette fratelli, alla vocazione religiosa.

E poi una vita spesa a favore dei poveri.

Prima nel quartiere operaio di Mirafiori, accompagnando le lotte per i diritti, soprattutto quello alla casa, oggetto delle grandi lotte degli anni Settanta.

E poi a partire dal 1985 in Guatemala.

In una baraccopoli miserabile, fatta di case in lamiera e priva di elementari dotazioni, dall’acqua alle fognature.

La fondazione della parrocchia di Cristo Nuestra Paz.

Gli anni passati vivendo nei locali della chiesa, dormendo su una brandina e scaldandosi i pasti su un fornelletto.

La gente che inizia ad accoglierlo e lo promuove a punto di riferimento.

E il sodalizio con la famiglia Lopez, Mario, Gladys, Alma e i bimbi.

Al suo fianco per far progredire il barrio, dotandolo di clinica, mensa per bimbi, doposcuola, ecc.

E insieme la lotta contro i narcotrafficanti, spesso spalleggiati dalla polizia.

Le minacce di morte. La tutela fornita con rischio personale dai parrocchiani.

Il film dà il segno, inoltre, dell’intervento di International Help, con il finanziamento dello scavo di fognature e della costruzione di scale.

E attraverso il sostegno durato molti anni a tutte le attività della parrocchia.

Zona 18, dopo essere stato in concorso al XVIII° Torino Film Festival ha avuto ampia diffusione a Torino e cintura, prevalentemente fra le strutture cattoliche di solidarietà, fungendo da   momento di aggregazione e finanziamento.

Nel 2001, Aden

di Gianni Sartorio, DvCam, 50’ col.

Mohamed Aden Sheik. Nato in Somalia da una famiglia di pastori nomadi, in un anno non precisato alla metà degli anni Trenta. Scomparso recentemente.

Tanti fratelli. Un’intelligenza brillante.

Il padre che lo invia a studiare a Mogadiscio.

L’occupazione italiana, la guerra.

L’emigrazione in Italia e gli studi in Medicina. 

Dopo la laurea il ritorno in patria diventando parte dell’élite intellettuale del Paese. La rivoluzione e la nomina a ministro della Sanità.

Le battaglie per portare nelle campagne elementari nozioni di igiene e salute.

Le prime contraddizioni all’interno di un regime che non accetta critiche.

La dittatura di Siad Barre.

Un primo arresto. La scarcerazione dopo qualche mese da parte del dittatore, suo parente.

La nomina a ministro della cultura. Gli incontri con i grandi del mondo, da Castro a Chu En Lai ai leaders della liberazione africana.

E ancora la tensione a qualche grammo di democrazia. Il crearsi intorno a lui di un’aura di consenso che preoccupa Barre.

Un secondo arresto.

Stavolta sei anni di carcere durissimo, di isolamento a rischio costante della vita.

E in Italia l’impegno da parte di quelli che provano a salvarlo.

Da Felicita, la donna che sposerà, a Pannella, Paietta, Andreotti.

Il coinvolgimento di Amnesty International, che ne fa il simbolo in una campagna mondiale.

Infine la liberazione. Il ritorno in Italia.

La professione medica e l’impegno politico nella sinistra con l’elezione a consigliere comunale a Torino nelle file del PDS.

E insieme l’amore per la sua terra, che non cessa, passando per la fitta rete delle conoscenze all’interno della diaspora somala, con l’invio di aiuti, e gli scritti.

Fra tutti il più appassionato “Arrivederci a Mogadiscio”.

Aden è stato diffuso soprattutto all’interno della ampia rete relazionale del protagonista, per anni fra i simboli della prima immigrazione, ancora lontana dai numeri attuali, e in qualche misura elitaria.

E ha condotto alla raccolta di fondi per le attività solidali di Aden, fino alla fondazione della sua associazione “Soomaalya”.

Nel 2003, Tango pobre

di Gianni Sartorio e Vincenzo Pasquali, DvCAM, 35’ col.

Nato come prodotto collaterale a un viaggio di solidarietà a Buenos Aires proposto e finanziato da Provincia di Torino nel momento più acuto della crisi argentina Tango pobre mette a fuoco attraverso una serie di interviste a membri del governo, amministratori e semplici cittadini, lo spaesamento di un popolo, la sua fragilità e insieme la speranza e i forti legami che lo uniscono all’Italia. 

E ne fotografa il fascino che la povertà non riesce a uccidere, attraverso i bei quartieri della città, da Recoleta alla Boca a Sant Emo.

Il tango, il bandoneon, e le icone, come Evita Peron e Carlos Gardel.

Tango pobre è stato diffuso soprattutto nel contesto della Comunità argentina a Torino e attraverso la rete degli appassionati di tango.

Ha contribuito alla raccolta di fondi per l’invio di due ecografi all’ospedale Cosme Argerich di Buenos Aires.

È stato inoltre acquisito dall’Università di Torino e diffuso fra gli studenti di Storia dell’America Latina.

Nel 2005, Comedor n.5

di Gianni Sartorio, DvCam, 40’ col.

Frutto della prima visita a Cuba, che ha prodotto l’inizio della collaborazione con Caritas cubana e l’“adozione” del Comedor n.5 ne racconta in primis la genesi e le caratteristiche.

Alcuni dei centocinquanta anziani che lo frequentano, ricavandone assistenza, cibo e sollecitazioni culturali ne sono protagonisti.

Le canzoni, le poesie, i volti di donne e uomini che hanno vissuto l’epoca di Batista.

E poi la Rivoluzione e le grandi ristrettezze.

Sempre con grande dignità.

Intorno la Cuba di oggi, con la povertà che non permette spesso di unire il pranzo con la cena.

I negozi vuoti e la voglia di democrazia e di fuga all’estero.

Ma insieme – il film non è un pamphlet – le cose, non molte, che a Cuba funzionano, da una Sanità ricca di bravi medici e scarsa di medicine.

L’assistenza ai portatori di handicap e il tentativo di inserirli nella società cubana.

E insieme i meravigliosi paesaggi e tanta musica.

Comedor n.5 è stato presentato a Malescorto 2005 e proiettato nel circuito della Chiesa cattolica della provincia di Torino che in sede istituzionale, favorendo il reperimento di finanziamenti per il progetto di aiuto da parte di International Help, che dura tutt’ora con il mantenimento della mensa e la ristrutturazione dei locali del comedor.

Ancora nel 2005, Noi non abbiamo vinto?

di Gianni Sartorio, Betacam, 62’ col.

Una cavalcata attraverso la storia italiana e soprattutto torinese fra il 1967 e il 1977.

I movimenti di quegli anni e le esperienze di una generazione che voleva rivoltare il mondo.

Ne parlano, tra gli altri, Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani, Bianca Guidetti Serra, Angelo Pezzana, Bruno Gambarotta, Steve Della Casa…

Ma anche militanti di campi politici lontani o contrapposti, come Giampiero Leo e Walter Altea.

La quotidianità filtrata dal cambiamento. La militanza, la musica, le lotte e la violenza.

Le grandi battaglie in fabbrica per un diverso equilibrio tra padroni e operai e nei quartieri per la casa.

Che si saldano con le lotte studentesche del ’68.

La presa di coscienza delle donne. La difesa del divorzio nel 1974 e l’emergere del femminismo. E ancora, l’affermarsi del movimento omosessuale.

Poi le stragi e infine rapidamente l’esaurirsi dei movimenti e l’inizio degli anni di piombo.

Un periodo, però, che lascia dietro di sé grandi conquiste sociali, a partire dallo Statuto dei Lavoratori e culturali, e non può essere sbrigativamente ridotto a una sconfitta.

Il film è stato proiettato al cinema Massimo di Torino, nella sede della Provincia di Cuneo e in seguito all’Università e in alcuni licei di Torino e provincia oltre che in centri sociali anche in Toscana.

Dopo di essere stato visionato dagli Assessori all’Istruzione del Piemonte è stato acquisito dalla Regione e distribuito nelle scuole medie superiori.

Nel 2008, in occasioni delle rievocazioni del ’68 ha accompagnato un dibattito sul periodo e l’omosessualità tenuto presso la Biblioteca Astense, con la presenza di Angelo Pezzana, interrogato da Steve Della Casa e Gianni Sartorio.

È stato fonte di dibattiti e ha diffuso la conoscenza dell’Associazione sia nelle scuole che nei circoli culturali.

Nel 2006, Amaranta

di Gianni Sartorio, DvCam, 50’col.

Coprodotto con Route one il film è stato finanziato dal Comune di Livorno per diffondere l’immagine di una città misconosciuta, ai margini dei grandi percorsi turistici toscani.

Veicolate dalla presenza dei calciatori Igor Protti e Cristiano Lucarelli, già sostenitori di I.H. le camere hanno attraversato l’assoluta originalità di Livorno.

Città “atoscana”. Nata dal nulla nel Cinquecento grazie alle leggi “livornine” per sostituire il porto di Pisa in procinto di insabbiarsi, viene costruita da migliaia di reietti chiamati a raccolta dalle coste del Mediterraneo.

Colpevoli di piccoli reati, dai ladri alle prostitute. O vittime di discriminazioni e massacri. Come gli ebrei sefarditi scacciati dalla Spagna o gli armeni.

Nutriti da una accozzaglia di pesci poveri, il “cacciucco”, che diverrà la metafora del melting pot cittadino. E ne segnerà per sempre i connotati di città accogliente e solidale. “Di sinistra” nel suo genoma egualitario, fino alla fondazione nel 1921 del PCI, proprio a Livorno.

E insieme la unicità della situazione ebraica. Intorno a una delle più affascinanti sinagoghe d’Europa un popolo che, almeno qui, non porta il segno giallo, non è rinchiuso in un ghetto e può praticare le professioni liberali, senza essere obbligato alle tradizionali pratiche di vendere stracci o di prestare soldi.

Intorno, i grandi livornesi.

Da Modigliani   a Fattori, a Mascagni, passando per il presidente Ciampi.

E i personaggi della Livorno odierna. L’autorità portuale che ne governa, con la gestione dei lavoratori le imponenti infrastrutture. Il Tirreno. E il Vernacoliere conosciuto in tutta Italia per i titoli provocatori e graffianti.

Le bellezze delle due fortezze e del quartiere Venezia.

E proprio il calcio, con una tifoseria unica per la radicalità politica a sinistra ripresa allo stadio durante un incontro Livorno-Juventus e i due calciatori di cui sopra a raccontarci la “loro” Livorno.

Il film è stato proiettato, tra l’altro, a “Effetto Venezia”, la rassegna agostana che raccoglie migliaia di visitatori e al cinema Quattro Mori, il più importante della città, punto di riferimento dei lavoratori portuali, in occasione del cinquantenario della sua fondazione.

Ha rafforzato i legami con le città di Livorno e Cecina, già sedi di iniziative a favore dell’Associazione e ne ha finanziato le attività con i ricavi della sua realizzazione.

Nel 2008, Andare via

di Gianni Sartorio, DvCam, 110’ Col.

Prodotto da Route One

Attraverso tre racconti di vite vissute, l’immigrazione a Torino tra gli anni Sessanta e il 2000.

Tonino Carta. Nato a Mara in Sardegna, paese di migranti. Deserto tutto l’anno e ripopolato solo in estate.

L’arrivo a Torino nel 1968. Il primo lavoro come pasticcere.

Poi la scoperta della politica. La militanza nel PCI fino a diventarne funzionario e dirigente. 

La partecipazione alle attività produttive di Torino.

Prima come segretario di Confesercenti.

Poi anche come presidente del CAAT (Centro Agroalimentare di Torino).

L’amicizia con Sergio Chiamparino e il ritorno estivo in Sardegna a trovare gli amici d’infanzia. E una struggente malinconia che i successi conseguiti in continente non possono annichilire.

Hamid Ziarati

Nato in Iran.

Costretto ad abbandonarlo negli anni Ottanta, all’età di quindici anni per sfuggire al conflitto Iran-Iraq.

I racconti di un’infanzia segnata dai drammi della rivoluzione islamica. L’amore nella sua famiglia.

E poi l’arrivo a Torino con i due fratelli maggiori…

L’inserimento facilitato da una volontà ferrea.

La laurea in Ingegneria ottenuta tramite lavori umili.

Il lavoro nell’industria e poi, insieme, nel cinema, come traduttore, e l’amicizia con Alberto Barbera.

E infine la vocazione alla scrittura e la pubblicazione di due romanzi di successo come “Salam Maman” e “Il meccanico delle rose”.

Il film, mentre racconta una storia di immigrazione riuscita e positiva trae linfa dal racconto di Hamid per raccontare l’Iran degli ayatollah, dispotico e violento.

Gli amici lasciati e scomparsi nel vortice bellico e della dittatura.

Anche qui la nostalgia.

Per una patria che non c’è più.

E forse non tornerà mai quella del ricordo. 

Nassim Ettayb

Nato in Marocco, a Casablanca, in una famiglia piccolo borghese.

La mamma resta precocemente sola e si trasferisce in Italia.

Nassim suona. Crea un gruppo. Ma la nostalgia della mamma è troppo grande.

Viene in Italia, lascia gli amici e riparte da zero in un Paese del quale non conosce gli usi e la lingua.

Ma, anche lui, attraverso il linguaggio della musica, si afferma, ricostruisce una rete relazionale, trova un percorso originale, suo.

Noi approfittiamo dei suoi ricordi per ricostruirli a Casablanca, con gli amici che ha lasciato, tra i tanti emigrati ritornati in Marocco che dell’Italia hanno un ricordo prevalentemente positivo, di nazione in fondo accogliente e aperta.

Tre storie declinate in anni diversi. Ma unite dalla esperienza di ognuno dei protagonisti a superare il trauma dell’emigrazione soprattutto attraverso gli altri, visti con spirito di solidarietà e condivisione.

Il film, proiettato al centro italo-arabo Dar Al Hikma, è stato acquisito dalla Società di S. Paolo e distribuito nelle scuole superiori del Piemonte.

Il compenso della regia e i proventi della vendita hanno finanziato i progetti di I.H.

Nel 2009, Selam

di Gianni Sartorio, DvCam. 8’ Col.

Il breve racconto, attraverso le parole di Don Mario Robustellini, della quotidianità presso la vasta missione Don Bosco di Dilla, nel sud dell’Etiopia.

La scuola, il lavoro dei campi e nelle stalle.

I percorsi di istruzione e catechizzazione.

E soprattutto la mensa per oltre duecento bimbi, mantenuta attraverso il sostegno di I.H.

Insieme, la visualizzazione del pozzo da noi costruito.

Con cinquemila euro per lo scavo e circa duemilacinquecento per la elettrificazione.

Pochi denari per dare acqua potabile e irrigua a   più di duemila persone.

Scavare pozzi è una delle attività prime di I.H. e in Etiopia e Kenya ha avuto le sue principali applicazioni.

Il documentario ne racconta, oltre ai costi, le fasi di costruzione e le finalità.

In un contesto di grande, dignitosa povertà.

Il documentario è stato proiettato più volte, come prezioso strumento di informazione.

In particolare in occasione dell’annuale concerto jazz di Segrate, presso la Sede centrale di IBM.

Sempre nel 2009, Walls and Borders

AA.VV. a cura di Maddalena Merlino e Claudio Paletto,

da un’idea di Armando Ceste e Claudio Paletto

Digibeta 290’ col.

Un concept film collettivo, realizzato a favore di International Help,

Gli ottantatré registi che con settanta episodi, hanno realizzato questo incredibile progetto culturale, hanno donato integralmente i diritti dei loro video contributi a International Help, e i proventi del film serviranno a finanziare un’iniziativa contro la tratta di esseri umani ai confini del Guatemala, tratta che oggi garantisce guadagni ormai superiori al narcotraffico.

Ogni autore si è espresso senza limitazioni di genere (si va dal documentario alla fiction, dalla video art all’animazione) con una clip di massimo cinque minuti sul tema Walls and Borders, per raccontare, a venti anni dalla caduta del Muro di Berlino, i muri e i confini che ancora segnano le società in cui viviamo.

Un film da Guinness dei primati, con le sue quasi cinque ore di durata, che dopo l’anteprima mondiale al XXVII° Torino Film Festival è stato proiettato con successo in numerosi festival, rassegne e incontri in Italia, Francia, Marocco, Tunisia

Un percorso non ancora terminato che potrebbe fornire all’Associazione proventi di vendita, ma che le ha comunque consegnato un forte segnale di credibilità nel settore del cinema indipendente non solo italiano.

Il film è stato acquisito dall’Università di Rochester negli Stati Uniti.

Nel 2011, Il mondo di Bianca

di Gianni Sartorio, Dvcam, 54’

riprese Monica Affatato Pier Milanese

montaggio Monica Affatato

musiche Luigi Giachino

Con il contributo di: Film Commission Piemonte, Comune di Torino, Ordine degli Avvocati di Torino, Giuristi Democratici e Magistratura Democratica, Conservatorio Giuseppe Verdi Torino.

La storia di Bianca Guidetti Serra, antifascista, staffetta partigiana, protagonista della Liberazione.

Le prime lotte contro il fascismo a fianco di Primo Levi e Emanuele Artom.

Dirigente del PCI, ne esce dopo l’invasione dell’Ungheria.

Tra le prime avvocatesse del Foro di Torino.

Affronta a muso duro la professione.

Sempre al fianco dei più deboli, dalle donne ai bimbi agli operai, difesi spesso senza richiedere compensi.

Consigliere comunale a Torino e deputato propone e fa approvare leggi a favore dei minori, delle donne e dei lavoratori.

Un racconto corale recitato da chi, colleghi, magistrati, imputati, giornalisti, ha avuto la fortuna di conoscere uno degli ultimi esempi di rigore morale e di assoluta dedizione alla società civile.

Nel 2011/2012, Frontera

di Gianni Sartorio, Dvcam, 19’

post-produzione Pier Milanese

Reportage girato in Guatemala nell’aprile 2011 in occasione di una serie di incontri con mons. Alvaro Ramazzini, padre Mauro Verzelletti, leaders sindacali e migranti, sul problema nella tratta di esseri umani in Centro America.

Il dramma di milioni di persone che dal Guatemala, come dall’Honduras, dal Nicaragua e dal Salvador tentano di raggiungere una vita migliore negli USA e cadono vittime delle organizzazioni criminali.

E la lotta intrapresa dalla Pastorale dei Migranti della Chiesa cattolica guatemalteca, con l’aiuto di International Help, per contrastare lo sfruttamento degli esseri umani, destinati altrimenti allo sfruttamento lavorativo e sessuale.

Nel 2012, Kabul-La clinica dell’amicizia

Di Gianni Sartorio, Dvcam, 7’

Riprese di Qorbanali Esmaili

Una clinica a Kabul, in un quartiere periferico, privo di ogni struttura sanitaria e assistenziale.

30mila pazienti all’anno.

Un lavoro capillare e coraggioso condotto da un personale medico e “politico” da sempre dedicato ai diritti civili. Oltre all’assistenza medica e chirurgica al quartiere, le campagne vaccinali e un’attività a sostegno dei diritti della donna e del controllo delle nascite. Le testimonianze dei medici che vi operano e le immagini struggenti dei piccoli pazienti.

Nel 2013, Etiopia 2013

Girato nella primavera. Una serie di interviste e di immagini sui luoghi di intervento dell’associazione in Europa raccontate dai sacerdoti che ne gestiscono le attività.

Nel 2015, Daesh – Isis

Di Gianni Sartorio, Dvcam 31’

Reportage girato nel maggio tra le città di Erbil e di Kirkuk, in Kurdistan irakeno.

Le violenze settarie dell’Isis (Daesh nell’acronimo arabo), la sofferenza delle vittime, la strenua difesa dei combattenti Peshmerga, incontrati in un avamposto di prima linea.

Uno strumento per divulgare una tragedia misconosciuta nelle dimensioni epocali e incrementare gli aiuti a chi in un giorno ha perso casa, lavoro, cittadinanza, denari, posizione sociale.

Concerti musicali – Eventi curati da Luciano Bruno

20 maggio 2005 – Gianluigi Trovesi, Gianni Coscia, Dino Piana
15 maggio 2006 – Gianluca Petrella, Michele Papadia, Fabio Accardi
13 giugno 2007 – Rita Marcotulli
28 maggio 2008 – Gaia Quatro, ovvero: Aska Kaneko, Carlos Buschini, Gerardo di Giusto, Tomohiro Yahiro
11 giugno 2009 – Roberto Gatto, Luca Mannutza, Max Ionata
20 maggio 2010- Francesco Cafiso, Dino Rubino
25 maggio 2011- Fabrizio Bosso, Antonello Salis
19 giugno 2012- Javier Girotto, Bebo Ferra
27 maggio 2013 – Paolo Fresu, Bebo Ferra
9 giugno 2014 – Enrico Rava, Francesco Diodato, Gabriele Evangelista, Enrico Morello
Tutti questi concerti si sono tenuti presso l’IBM FORUM di IBM ITALIA.

Poi, nel 2009, a Genova, il 25 giugno, un altro concerto Jazz con il World Tango Trio ovvero: Carlos Buschini, Juanjo Mosalini, Tomas Gubitsch.

Inoltre due concerti dei quali uno a Roma a cura di Dino e Franco Piana e uno a Torino tenuto da Furio Di Castri 

I NOSTRI PARTNER

Molti partner hanno sostenuto negli anni le iniziative di International Help.

In campo sanitario e delle infrastrutture:

REGIONE PIEMONTE

Finanziando con un contributo del 2009, ripetuto nel 2010 il sostegno fornito da I.H. al Comedor n.5 di Santiago de Cuba.

PROVINCIA DI TORINO

Sostenendo la costruzione di fognature e scale presso il sobborgo di El Limon, a Città del Guatemala, nel 1999.

Proponendo un intervento congiunto presso la città di Buenos Aires nel 2002.

ORDINE DEI MEDICI DI TORINO

Partner di I.H. nella proposta di video informativi a favore dell’Afghanistan.

SUMAI (SINDACATO UNICO MEDICI AMBULATORIALI ITALIANI)

Anch’esso parte attiva nel medesimo progetto.

SOCIETA’ ITALIANA DI TRAUMATOLOGIA

Pur essa partner del progetto.

SOCIETA’ ITALIANA DI NEONATOLOGIA

Donatrice di un video di informazione sui parti a rischio, inviato presso la Clinica dell’Amicizia di Kabul (Afghanistan), che I.H. sostiene tramite il pagamento degli emolumenti dell’equipe medica ivi operante. 

IRCC (ISTITUTO PER LA RICERCA E LA CURA DEI TUMORI) DI CANDIOLO (TO)

Donatore di apparecchiature mediche, soprattutto nel settore della diagnostica per immagini, inviate agli Ospedali di Ilha do Mozambique (Mozambico) e di Herat (Afghanistan).

ISTITUTO LAMBDA (LABORATORIO ANALISI MEDICHE E BIOLOGICHE DUCA DEGLI ABRUZZI) DI TORINO

Donatore di un ecografo inviato presso la Clinica della Parrocchia di Cristo Nuestra Paz a Città del Guatemala.

Il RESICENCE DEL FRATE di Bairo Canavese, organizzando in tre occasioni serate a favore del nostro progetto in Guatemala.

In campo culturale:

REGIONE PIEMONTE

Ha finanziato la realizzazione dei documentari:

Zona 18 Limon – Guatemala, di Claudio Paletto – anno 2000

Noi non abbiamo vinto?, di Gianni Sartorio – anno 2005, acquistandone inoltre copie destinate agli Istituti scolastici Superiori della regione.

COMUNE DI TORINO

Ha finanziato la realizzazione del film Zona 18- Limon Guatemala

e di Il mondo di Bianca

Ha acquistato copie de Il lato dolce della Vita – Guida alle pasticcerie di Torino, distribuite in occasione dei Giochi Olimpici Invernali del 2006.

Di alcune edizioni di Etnica – Guida alla ristorazione straniera a Torino.

Ha fornito in un’occasione il supporto logistico per la presentazione in conferenza stampa della stessa

Ha acquistato e distribuito Un’altra Torino – Passeggiata ecomuseale per le vie della città.

Ha finanziato l’evento “Croci Tuareg” organizzato dall’artista torinese Mino Rosso presso la Fusion Art Gallery di Torino per illustrare aspetti della vita culturale delle popolazioni nomadi dell’Africa subsahariana attraverso artigianato e riti.

PROVINCIA DI TORINO

Ha contribuito alle spese editoriali a favore della pubblicazione di più edizioni di Etnica Guida alla ristorazione straniera a Torino e ha fornito locali e supporto logistico in due occasioni per la sua presentazione in conferenza stampa.

Ha cofinanziato i film: Zona 18 – Limon Guatemala, di Claudio Paletto e Noi non abbiamo vinto?, di Gianni Sartorio

Ha acquistato e distribuito copie di Zona 18 – Limon Guatemala.

COMPAGNIA DI S. PAOLO

Ha acquistato e distribuito i film Andare via e Il mondo di Bianca di Gianni Sartorio.

COMUNE DI LIVORNO

Ha commissionato a International Help, congiuntamente a Route One la realizzazione del film Amaranta.

CONSERVATORIO GIUSEPPE VERDI DI TORINO

Ha offerto in due occasioni le prestazioni di gruppi di studenti per serate mirate alla raccolta di fondi.

Ha fornito gratuitamente il supporto dei suoi studenti, coordinati dal m. Luigi Giachino, per la realizzazione dei film Walls and Borders, concept movie di ottantatré registi coordinati da Maddalena Merlino e Claudio Paletto e Il mondo di Bianca di Gianni Sartorio.

ACCADEMIA ALBERTINA DI TORINO

Ha ospitato per un concerto benefit la banda di ottoni composta dagli studenti del Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino.

FUSION ART GALLERY DI TORINO

Ha ospitato in svariate occasioni serate a favore dell’associazione, sia come aste benefiche, sia per la realizzazione di eventi culturali che per la proiezione di filmati.

CIRCOLO DELLA STAMPA DI TORINO

Ha ospitato in due occasioni serate musicali organizzate da I.H. per raccolta fondi e in un’altra occasione la proiezione del film Comedor n.5 di Gianni Sartorio.

PROVINCIA DI CUNEO

Ha fornito i locali del Consiglio Provinciale per la proiezione del film Noi non abbiamo vinto? di Gianni Sartorio

IBM

Fornendo l’uso dell’Auditorium IBM Forum di Segrate (Mi) per la realizzazione dei concerti benefit annuali che hanno visti protagonisti:

Nel 2005, Gianni Coscia, Dino Piana, Gianluca Trovesi

Nel 2006, Gianluca Petrella trio; con Fabio Accardi, Michele Papadia

,Nel 2007, Rita Marcotulli

Nel 2008, “Gaia Quatro”; Carlos “El tero” Buschini, Aska Kaneko, Gerardo Di Giusto, Tomohiro Yahiro

Nel 2009, Roberto Gatto Trio; con Max Ionata e Luca Mannunza

Nel 2010, Francesco Cafiso, Dino Rubino

Nel 2012, Bebo Ferra e Javier Girotto

Hanno sponsorizzato i concerti:

IBM Italia, Dedagroup, Integra, QBGroup, Agos, Computer Gross, TechData, AVnet, Makram, SoftJam, Methodos, Cirlinci Consulting, Veritàs, Promediabox, Sodexo, BSI Banca Svizzera Italiana Nexo, Teleparking, Office Depot

MUSEO DIFFUSO DELLA RESISTENZA DI TORINO

Ha ospitato nel 2009 un concerto dell’artista torinese Furio Di Castri.

CENTRO CULTURALE “DAR AL HIKMA” DI TORINO

Ha ospitato in più occasioni eventi cinematografici, culturali e organizzativi dell’associazione.

CENTRO CULTURALE AMANTES DI TORINO

Ha ospitato eventi culturali ed enogastronomici.

In particolare gli incontri con personaggi della cultura e dello spettacolo di “Alta Infedeltà” ideati e coordinati da Maurizio Lorenzati e Claudio Paletto.

Tra gli altri, Bruno Gambarotta, Mimmo Calopresti, Eugenio Allegri, Andrea Bajani, Steve della Casa, Luca Beatrice, Paolo Ferrari, Beppe Rosso, Richi Ferrero.

FONDAZIONE FULVIO CROCE DI TORINO

Da anni ospita nei bellissimi locali di Palazzo Capris le iniziative dell’associazione.

E inoltre:

Il cineasta ARMANDO CESTE compianto co-ideatore del progetto Walls and Borders.

L’attore GLAUCO MAURI protagonista di una performance teatrale a favore di I.H.

In campo enogastronomico:

I produttori enologici:

“Cascina Gilli”

“Cordero di Montezemolo”

“Plozner”

“Poggio Gagliardo”

che in più occasioni hanno offerto i loro prodotti per i nostri eventi.

La Fattoria “Poggio Gagliardo” che ha ospitato numerosi eventi enogastronomici a favore dell’associazione.

I ristoranti:

“Al Andalus”

“Gennaro Esposito”

“La Flegrea”

“King Hua”

“Kirkuk”

“Passaggio in India”

che hanno fornito i loro locali e la loro cucina per i nostri eventi.

In campo sportivo:

I calciatori

CRISTIANO LUCARELLI

CIRO FERRARA

GIANLUCA PESSOTTO

IGOR PROTTI

ZINEDINE ZIDANE

GIORGIO CHIELLINI

Che in più occasioni hanno affiancato l’associazione nella ricerca di fondi per la realizzazione di strutture sportive nei Paesi che ospitano il nostro intervento.

Hanno inoltre contribuito con donazioni:

Laboratorio Progetto Ambiente di Torino

Offerta Speciale – Rivista di poesia contemporanea in Torino

Il foglio – mensile torinese

NEGLI ULTIMI QUATTRO ANNI L’ATTIVITÀ DELL’ASSOCIAZIONE SI È CONCENTRATA SU AFGHANISTAN, CUBA, ETIOPIA, GUATEMALA E KURDISTAN IRAKENO E SIRIANO.

Camminare Insieme ai tempi del COVID

Giulio Fornero
Direttore sanitario di Camminare Insieme

Camminare Insieme: chi siamo?

L’associazione Camminare Insieme nasce nell’aprile del 1993 con l’intento, condiviso da un gruppo di persone provenienti sia dalla realtà delle comunità parrocchiali torinesi sia da ambienti laici, di fornire assistenza medica qualificata e gratuita a tutti coloro che non possono usufruire del Servizio Sanitario Nazionale, manifestando in tal modo la propria solidarietà verso i più poveri ed emarginati.
Il progetto della Camminare Insieme è dunque, fin dal suo avvio, affrancato da qualsiasi logica di appartenenza politica o religiosa.
Proprio all’inizio degli anni Novanta cominciano a manifestarsi a Torino, in maniera sempre più evidente, i primi problemi legati al fenomeno dell’immigrazione: la tutela della salute degli immigrati, regolari e non, viene individuata dall’associazione come la priorità alla quale fare fronte e dedicare energie e risorse, umane e materiali.
L’associazione, fin dall’inizio, ha potuto contare sull’aiuto concreto, oltre che di molti volontari e simpatizzanti, dell’Opera Pia Barolo, che allora mise a disposizione i locali dell’Ospedaletto di Santa Filomena (fatto erigere nel 1834 dalla marchesa Giulia di Barolo per la cura dei più poveri), e dove ancora oggi l’associazione ha sede, e di Specchio dei Tempi il cui generoso finanziamento consentì di avviare la vera e propria attività ambulatoriale. Dal 1998 la Compagnia di San Paolo è il principale sostenitore dell’attività dell’associazione e il suo costante e cospicuo finanziamento ha permesso di prestare assistenza sanitaria a 50mila pazienti.

L’associazione Camminare Insieme promuove, coordina, indirizza e svolge iniziative finalizzate all’assistenza sanitaria e sociale delle persone più indigenti, cittadini italiani e stranieri.
L’associazione offre i propri servizi gratuiti ai soggetti segnalati dagli enti preposti al compito di prima accoglienza così come dai servizi sociali. La Camminare Insieme, inoltre, allaccia e mantiene rapporti di collaborazione con i competenti organi per promuovere norme e provvedimenti volti a favorire la tutela delle categorie maggiormente svantaggiate e a rischio di esclusione sociale.
L’associazione svolge le proprie attività nell’ambito del Distretto Sociale Opera Barolo.

Assistenza sanitaria

L’associazione Camminare Insieme offre prestazioni sanitarie di medicina generale e specialistiche (sono presenti sp gratuite a coloro, italiani e stranieri, che non possono accedere al Servizio Sanitario Nazionale.
Il personale medico e infermieristico presta la propria attività sotto forma di volontariato.
La sala d’attesa, l’accettazione, la segreteria, gli ambulatori, i locali per la sterilizzazione e il deposito dei farmaci sono tutti ubicati presso la sede dell’associazione, in via Cottolengo 24.

Camminare Insieme partecipa ai programmi regionali di screening per la cervice uterina, mammografici e colorettali.

Assistenza sociale

L’associazione Camminare Insieme, nel corso del tempo, ha ampliato il proprio ambito di impegno e di intervento, offrendo anche un supporto concreto sul versante delle attività socio-assistenziali.
Il Centro Salute Mamma e Bambino, è un luogo di incontro e aggregazione, di ascolto e sostegno, in cui le donne si trovano anche tra di loro e possono, in un ambiente accogliente e protetto, condividere il proprio tempo, anche insieme ai figli; è divenuto una risorsa e un punto di riferimento nel tessuto sociale urbano, grazie a operatrici, mediatrici e volontarie pronte ad accogliere e ad ascoltare, a sostenere e a facilitare i percorsi di vita talvolta molto complicati e particolarmente difficili di donne provenienti da Paesi lontani, non solo geograficamente, ma anche per cultura e tradizioni.
Oltre all’attività di accoglienza e al sostegno/accompagnamento alla fruizione dei servizi sociali e sanitari, sono diversificate le attività che vengono offerte alle ospiti del Salone: Spazio Bimbi, Banco Alimentare, Laboratori, Percorsi formativi, Corsi di lingua italiana, Progetto Orto

Il Salone, infine, è anche un luogo di aggregazione dove si svolgono numerose feste nell’arco dell’anno, nel profondo rispetto dei momenti più salienti legati anche alle varie appartenenze religiose di tutti coloro che lo frequentano: Natale, Pasqua, Carnevale, Ramadan, Estate, Primavera…
Al Salone le festività assumono un valore per ciascuna cultura, un valore che anziché isolare crea occasioni gioiose di condivisione e conoscenza.

Volontari

I volontari dell’associazione svolgono attività medica e infermieristica, di assistenza sociale o di tipo amministrativo

Camminare Insieme al tempo del COVID

Procedure di prevenzione/controllo COVID 19

La pandemia in corso ha portato anche nell’associazione Camminare Insieme nuove procedure di prevenzione/controllo COVID 19.

Si è reso necessario, per evitare la diffusione del contagio, evitare la presenza contemporanea di un numero elevato di persone, mantenere le distanze di sicurezza e utilizzare correttamente i DPI.

Si sono incentivati canali di comunicazioni con le persone assistite alternativi all’accesso mediante l’uso di e-mail, chiamate telefoniche, videochiamate, sms e si è attivato un servizio di “Prenotazione telefonica e triage telefonico”,con lo scopo di fornire informazioni sui servizi sanitari, fare un triage telefonico, sia per quanto riguarda la tipologia della richiesta, sia per lo screening del rischio di infezione SARS-CoV-2 e prenotare le visite necessarie. L’attivazione del servizio è stato preceduto da un corso di formazione del gruppo di persone (dipendenti e volontari) dedicato.

Per quanto riguarda la struttura, sono stati necessari lavori di adeguamento (ora completati) degli impianti di climatizzazione senza ricircolo aria interna e con ricambi d’aria come da normativa.

Nuovi obiettivi

Progetto Torino Street Care (TSC)

Camminare Insieme ha aderito al Progetto Torino Street Care (TSC) con cui l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Omceo) di Torino e le Associazioni Camminare Insieme, Rainbow for Africa, Comitato Collaborazione Medica-Amref, World Friends e Danish Refugee Council hanno deciso di prendere in carico la sorveglianza epidemiologica dell’infezione da SARS-CoV-2, effettuando tamponi rapidi sulla popolazione più fragile di Torino e dell’Area Metropolitana. Attività a favore di migranti e senzatetto per le strade di Torino e cintura dove, oltre al tampone, sono state assicurate visite, medicazioni, coperte, minestra e bevande calde.

Dall’inizio dell’attività di TSC 2.0 (dicembre 2020), i teams misti hanno effettuato interventi di screening presso: Camminare Insieme, Gruppo Abele Dormitorio via Pacini, Spazio popolare Neruda, Centro antiviolenza E.M.M.A., Mensa Sacro Cuore, Fondazione difesa dei fanciulli, Caritas Bussoleno, Casa del Quartiere di via Morgari.

Durante tale attività sono state eseguite anche prestazioni mediche vere e proprie nei confronti di persone presenti nelle strutture con visita ed eventuale distribuzione di farmaci: medicare un piede diabetico o una ferita, risistemare una terapia, somministrare un antidolorifico, indicare la sede dei centri ISI o del Consultorio Familiare. A volte il consiglio richiesto non è sanitario, ma sociale, legale o burocratico.

Vaccinazioni anti COVID-19

Da inizio gennaio, Camminare Insieme, in accordo con l’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Omceo) di Torino e con le altre associazioni coinvolte nel progetto Torino Street Care, si è messo a disposizione anche come soggetto vaccinatore. Quindi i volontari hanno partecipato ai corsi per vaccinatore presso le strutture dell’ASL Città di Torino; sono sottoposti a vaccino tutti i volontari partecipanti, in analogia con gli operatori del SSN.

Dall’inizio di aprile, è stata avviata l’attività di collaborazione di Camminare Insieme, Omceo e altre associazioni per il programma vaccinale regionale, a partire dalla ASL Città di Torino.

Collaborazione con Centro Accoglienza Unica Via Sacchi 47, Ambulatorio Via Sacchi 49, Centri Accoglienza H24 e H12 Città di Torino, interventi di prossimità per le persone senza fissa dimora

Dal mese di febbraio è stata progettata, e dal mese di marzo è avviata, la collaborazione con la Città di Torino presso i Centri di Accoglienza e per interventi di prossimità per le persone senza fissa dimora, con l’ausilio di un ambulatorio mobile.

Camminare Insieme offre la disponibilità per collaborazione e consulenze mediche specialistiche, sanitarie, assistenziali e di mediazione culturale presso i Centri di Accoglienza e presso la sede del Poliambulatorio in Via Cottolengo 24/A.

L’intervento di prossimità è rivolto a gruppi di persone senza fissa dimora che abitualmente si aggregano spontaneamente in luoghi dove vengono erogati servizi essenziali quali mense, bagni pubblici, distribuzione di abiti e pacchi alimentari.

Il progetto mira attraverso l’assistenza socio sanitaria di soggetti in situazione di vulnerabilità, a prevenire, o far rientrare, situazioni di marginalità che stanno alla base di disuguaglianze socio economiche e sanitarie e a favorire l’inserimento abitativo o in singoli appartamenti o in strutture più ampie che salvaguardino la scelta delle singole persone.

Cure domiciliari materno infantili

È un’azione progettata in accordo con il Dipartimento Materno Infantile della ASL Città di Torino, dedicata al sostegno per l’allattamento al seno, accompagnamento allo svezzamento e alla crescita del bambino nei primi tre anni di vita per aumentare la consapevolezza della positività dell’allattamento al seno almeno nei primi sei mesi di vita del bambino, supportando le donne dal periodo di gravidanza anche, e specialmente, con interventi domiciliari e accompagnamento all’utilizzo dei servizi offerti dai consultori ASL.

Prossimità digitale

Il progetto si propone come obiettivi:

  • Fornire strumenti di sanità digitale per l’assistenza socio-sanitaria gratuita domiciliare e ambulatoriale a persone senza diritti e indigenti in una logica di prossimità;
  • Costruire un modello per l’uso delle nuove tecnologie a supporto della Sanità a favore di tutti i cittadini

Destinatari del progetto saranno persone che accedono a Camminare Insieme, sia per iniziativa propria, sia individuate e segnalate dal Servizio Sanitario Regionale e dai Servizi Sociali, dai Consultori Familiari e Pediatrici e dai Servizi Sociali Ospedalieri presenti nel Comune di Torino, dalla rete di Enti del Terzo Settore e identificati grazie al lavoro di tutti i comuni della Città Metropolitana di Torino.

Si farà riferimento al disegno della Sanità Digitale in Regione Piemonte.

In prospettiva la buona riuscita del progetto può sostenere un processo di diffusione dell’assistenza domiciliare per tutto il territorio della Città Metropolitana di Torino.

Cosa succederà dopo la ritirata?

Qorbanali Esmaili

Cosa succederà dopo la ritirata degli Americani e delle altre forze della NATO dall’Afghanistan? Sarà la sconfitta della democrazia occidentale oppure la fine di un progetto sconosciuto al pubblico?

Iniziamo dicendo anzitutto che gli Americani e le altre truppe occidentali non erano andate in quel Paese per restare lì per sempre, anche perché, almeno ufficialmente, prima o poi se ne sarebbero dovute andare, lasciando il destino del Paese nelle mani degli Afghani.

Quel che succederà dopo l’11 Settembre del 2021, data in cui è previsto il ritiro completo delle forze multinazionali, di cui ottocento militari italiani, non è facile da prevedere. Ciò che a mio avviso è quasi certo è che non sarà molto peggio dell’attuale situazione.

Mi spiego meglio: allo stato attuale, secondo il SIGAR, Special Inspector for Afghanistan Reconstruction, il trentacinque/quaranta per cento del territorio afghano è sotto il pieno controllo dei Talebani mentre un dieci per cento circa viene controllato “a turno”, cioè passa continuamente dalle mani dei governativi a quelle dei Talebani con conseguenze che si contano in morti, feriti e profughi tra la popolazione civile che non sa da che parte stare.

Attacchi mirati alle personalità note, a politici, giornalisti, magistrati, e ovviamente ai militari, sono all’ordine del giorno, soprattutto a Kabul. Avvengono anche più di un attacco al giorno con bombe adesive agli autoveicoli, mine a controllo remoto o spari che provengono da motociclisti che fanno perdere le tracce senza mai essere trovati. Entrambe le parti, il Governo e i Talebani si accusano a vicenda di essere i mandanti di questi attacchi.

Molti Afghani si chiedono cosa sia meglio: continuare a vivere nel terrore quotidiano e nelle incertezze o arrendersi alle volontà barbariche dei Talebani, vecchi nemici dell’Occidente e compagni odierni degli Americani e dei Russi?

I capi talebani vivono nel lusso tra i paesi del Golfo e il Pakistan, viaggiano in prima classe (nonostante siano nella “lista nera” dell’ONU), vengono accolti con onore dalle autorità russe, cinesi e iraniane, senza parlare del Pakistan che è diventato la loro “seconda casa”. Alcuni di loro hanno i figli che studiano all’estero nelle università più prestigiose, americane ed europee, mentre i loro “seguaci poveracci” vengono uccisi quotidianamente nel combattimento contro i soldati Afghani. Come saprete, infatti, da più di un anno a questa parte i soldati stranieri “invasori infedeli” di qualche tempo fa, godono di immunità grazie al patto firmato tra l’Especial Envoi della Casa Bianca, Zalmay Khalilzad, e il Mullah Baradar, vice leader “liberato” da un carcere Pakistano appositamente per dare seguito al negoziato di pace che tra le condizioni aveva far liberare cinquemila Talebani catturati nei combattimenti e rinchiusi nelle carceri del governo afghano.

Dall’altra parte la coltivazione dell’oppio si espande e cresce ogni giorno.

Secondo l’UNODC, Ufficio delle Nazioni Unite per il Controllo della Droga e la Prevenzione del Crimine, la coltivazione dell’oppio quest’anno è aumentata del trentasette per cento arrivando a produrre seimilatrecento tonnellate e coprendo 224mila ettari di terreno in ventidue province afgane su trentaquattro.

Ora vi domando: secondo voi, a chi va il profitto di questo prodotto? E come è mai possibile che ciò accada sotto gli occhi di decine di migliaia di soldati occidentali, armati di ogni mezzo tecnologico compresi i droni (che volendo cacciano anche i topi nel deserto)? 

Nel 2019, l’Occidente ha finanziato le elezioni presidenziali cui hanno partecipato solo un milione e mezzo di Afgani dei circa tredici milioni degli aventi diritto. L’Occidente ha riconosciuto e ha imposto Ashraf Ghani come Presidente, nonostante i brogli elettorali evidenti e chiari agli occhi di tutti.

Il negoziato di pace “Tra Afghani”, ufficialmente iniziato a settembre 2020 in Qatar, a oggi non è giunto a nessuna conclusione a parte la liberazione di cinquemila prigionieri dei Talebani dalle prigioni afghane; i Talebani a parte i primi giorni di colloquio hanno disertato i negoziati, ignorando i loro impegni presi con gli USA.

Dal 2014 le truppe straniere non prendono più parte ai combattimenti in trincea contro le milizie talebane che sotto la luce del sole vengono finanziate e addestrate in Pakistan, alleato numero uno dell’America nella zona e che riceve un miliardo e trecento milioni di dollari di finanziamenti all’anno sotto il nome MFM e CSF.

Citando alcuni fatti importanti avvenuti in questi vent’anni in Afghanistan si evince chiaramente che la presenza delle forze straniere, con in capo gli Americani, probabilmente non è utile e forse non serviva per rafforzare la democrazia e i diritti umani in Afghanistan e per mandare via i Talebani, ma si tratta “solo” di un “progetto” sconosciuto al pubblico e nascosto dietro gli slogan di liberazione e umanitari. È oramai giunto al termine, ma solo perché ha raggiunto l’obiettivo prestabilito che, per ora, noi non sappiamo, ma che un “bel giorno” scopriremo. Forse.

Le signore dell’arte

Marilde Bordone
Insegnante di Storia dell’Arte

Nei testi e nei manuali scolastici di Storia dell’arte le donne sono quasi sempre state le grandi assenti; per molto tempo, e a mala pena, ne sono stati segnalati i nomi, senza concedere loro uno spazio di approfondimento per quel che concerne i caratteri, le opere, lo stile.

Solo negli ultimi decenni si è cominciato a far luce su alcune personalità di altissimo profilo. Per secoli sono rimaste “presenze invisibili”, rinchiuse fra le mura di casa o di un convento, dedite a quelle che venivano considerate “arti minori” come la miniatura, la tessitura o il ricamo.

Nel Medioevo veniva loro proibito di intraprendere ogni tipo di apprendistato presso le botteghe d’arte, considerate luoghi pericolosi per le donne. Si possono citare rarissime eccezioni: Marietta, figlia del grande Jacopo Robusti detto il Tintoretto, veniva accompagnata dal padre in quegli ambienti prudentemente vestita in abiti maschili.

Il grande biografo Giorgio Vasari in una pagina delle “Vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori” scrive: “Gran cosa è che in tutte quelle virtù e in tutti quegli esercizi né quali, in qualunque tempo hanno voluto le donne intromettersi… siano sempre riuscite eccellentissime… come una infinità di esempi agevolmente può dimostrarsi a chi non lo credesse”. A tal proposito cita la scultrice bolognese Properzia de’ Rossi (1490-1530) che viene ricordata per la sua abilità nell’intagliare minuscole scene complesse su noccioli di ciliegia, definendola “di capriccioso e destrissimo impegno”. Tale artista inoltre ha avuto lo straordinario onore di eseguire per il duomo di San Petronio due pannelli in marmo con scene testamentarie. La scultura soprattutto era considerata arte non idonea al delicato genere femminile.

Proprio a Bologna, prima di Properzia, un’altra figura si era distinta nel mondo dell’arte: Caterina dé Vigri (1413-1463). Educata alla Corte di Ferrara, centro di cultura umanistica, alla morte del padre si ritira in convento; poco si conosce della sua produzione artistica ma è documentata la sua prosa in latino. Caterina incarna due modelli femminili: quello medioevale di badessa colta e quello della donna di Corte rinascimentale che si occupa di arte, letteratura e musica.

Solo nella seconda metà de Cinquecento però, col pieno dominio del Manierismo, si comincia a parlare di commissioni pubbliche assegnate alle donne.

Lavinia Fontana (1552-1614), bolognese, figlia di Prospero inizia la sua carriera nelle chiese locali di San Giacomo e San Michele in Bosco. È l’unica a quei tempi a ottenere una commissione, a stabilire un prezzo per i suoi quadri (i contratti li firmava il marito poiché fino a quel momento le pittrici venivano ricompensate con doni). Al marito, anche lui pittore, pose inoltre come condizione per le nozze di poter rivendicare il suo ruolo di artista continuando a dipingere. Alla Galleria degli Uffizi è esposto un suo dipinto “Noli me tangere” in cui la protagonista dell’incontro con Gesù è una donna, contrariamente a quanto avviene nello stesso tema trattato da artisti come Correggio o Andrea del Sarto.

Lavinia rielabora lo stile del padre, di impronta bolognese con suggestioni del centro Italia, arricchendolo con intenti naturalistici e raffinatezze di derivazione fiamminga, che si evidenziano soprattutto nel repertorio di ritratti, genere nel quale si specializza. Nella ritrattistica prende a modello Sofonisba Anguissola (1532-1625) soprattutto nello studio dei dettagli: trame dei tessuti, ricami, gioielli.

I loro dipinti rimandano alla stessa emotività. Sono entrambe pittrici di anime, in grado di rilevare nella postura delle mani, in un cenno di movimento improvviso, nell’intensità di uno sguardo la fragile transitorietà della dimensione umana.

Sofonisba fu chiamata così dal padre Amilcare a ricordo della figlia del cartaginese Asdrubale, suicida per non cadere nelle mani dei romani. Ebbe il permesso del genitore, assai raro per quei tempi, di studiare pittura sotto la guida di Bernardino Campi che lavorava a Cremona, città natale della giovane.

Vive i suoi novanta e più anni al confine fra le luci del Rinascimento e la linea d’ombra inquietante del Seicento. Nei ritratti le sue intuizioni psicologiche, di impronta leonardesca, la portano a dipingere personaggi in cui fisionomia e stati d’animo si intrecciano. Ricevette lodi dal Vasari che la definì “virtuosa” e da Michelangelo che vide un suo disegno del “fanciullo morso da un granchio”, che per realismo e spontaneità fu forse fonte d’ ispirazione per un olio di Caravaggio.

Famosi i suoi due autoritratti esposti agli Uffizi e al Museo di Storia dell’Arte di Vienna. In quest’ultimo si raffigura compunta, senza accenno di sorriso, ma gli occhi esprimono la consapevolezza del suo ruolo di artista. Anche la presenza di un cavalletto sullo sfondo in un altro autoritratto ribadisce tale convinzione.

Sofonisba acquista grande fama di ritrattista in Spagna dove dimora dal 1559 al 1580. Anton Van Dyck, allievo di Rubens, l’ammirava molto. Ormai novantenne e quasi cieca posò per lui e gli diede preziosi avvertimenti. Molte delle sue opere andarono disperse dopo la morte.

Ma la personalità che più incarna la modernità, la liberazione della donna dal fardello paterno e l’uscita dall’oscurantismo dei pregiudizi maschili e sociali è sicuramente quella di Artemisia Gentileschi, figlia di Orazio Lomi (detto Gentileschi), prima donna a entrare all’ Accademia del Disegno fondata a Firenze nel 1562. La sua vita è solcata da un episodio di stupro da parte di Agostino Tassi, pittore e amico del padre oltre che suo maestro. Tassi è un bell’uomo di trent’anni, sposato, stimato paesaggista e la ragazzina, che fa un mestiere riservato agli uomini, orgogliosa e coraggiosa lo denuncia contro la volontà del padre stesso. Il processo si trascina per mesi con prove, controprove e verifiche umilianti. Tassi viene condannato ma Artemisia deve abbandonare Roma.

La tela da lei dipinta nel 1612-13 “Giuditta che decapita Oloferne” nella sua drammaticità e rabbiosa violenza, esaltata dal luminismo caravaggesco, esprime tutto il dolore subito. La testa di Oloferne è quella del Tassi.

A processo concluso il padre le combina il matrimonio con Pierantonio Stiattesi, modesto artista fiorentino, che le restituisce l’onorabilità perduta agli occhi del mondo. A Firenze Artemisia vende le sue opere e il marito è ben felice del denaro che guadagna.

Artemisia si affranca totalmente dalla tutela paterna e firma i suoi quadri col nome della madre; afferma la propria indipendenza scegliendo di separarsi dal marito nonostante i quattro figli avuti da lui. Rivendica il suo diritto a identificarsi con l’arte nella tela “Autoritratto come allegoria della pittura”, in cui si rappresenta nell’atto di dipingere. Ha al collo un ciondolo a forma di maschera che simboleggia l’imitazione del vero, la sciarpa cangiante sul braccio a indicare la perizia tecnica e un ciuffo ribelle sulla fronte a segnalare il febbrile fervore d’artista.

Altra figura rimarchevole è quella di Fede Galizia (1578-1630), anche lei figlia d’arte, che come Sofonisba ambisce al prestigio sociale. A soli diciotto anni dipinge il ritratto di Paolo Morigia caratterizzato dal particolare del riflesso della stanza negli occhiali del personaggio raffigurato. Dal 1602 si interessa alla natura morta come dimostra un suo dipinto “Alzata con frutti e una rosa”, in cui il colore rosso della pera scolorisce nel rosa sfumato di bianco di un fiore che sta sfiorendo, a indicare la bellezza che lentamente svanisce. Rivela la verità interiore della cosa rappresentata, facendo un uso poetico dell’oggetto-stato d’animo. Muore di peste nel 1630.

In ambito bolognese spicca anche la personalità di Elisabetta Sirani, figlia del pittore Giovanni Andrea, allievo e collaboratore di Guido Reni. Elisabetta, nata nel 1638, si forma nella bottega del padre dal quale apprende i principi teorici e pratici dell’arte. Poiché donna, viene esclusa dalle lezioni di disegno dal vero, ma ciò non le impedisce di portare avanti studi anatomici attraverso statue e dipinti presenti nella galleria del padre che era mercante d’arte e agente della famiglia Medici. Fra le sue prime opere la pala d’altare della “Vergine con Bambino e Santi” per la chiesa di S. Martino a Trasasso e un “S. Antonio da Padova con Gesù bambino”, opera di piccole dimensioni per la devozione privata.

Il suo talento si manifesta nel 1658 nella grande tela (4×5 m) col “Battesimo di Cristo” per la chiesa di S. Domenico della Certosa. Con “Autoritratto come allegoria della musica” e “Giuditta con la testa di Oloferne” si attira l’attenzione dell’élite bolognese e comincia a dipingere per nobili e mercanti, per i principi della famiglia Medici e per il re di Polonia. Si orienta sulla figura femminile, esaltandone il ruolo eroico, nella pittura storica: “Timoclea che uccide il capitano di Alessandro Magno” e “Cleopatra”. Nel 1660 divenne professore della Accademia di S. Luca a Roma e nel 1662 fu la prima donna in Europa a dirigere una scuola femminile di pittura. Delicatissima appare nei toni ambrati la sua trasognata “Maddalena penitente” e molto originale è l’impostazione del suo “Autoritratto mentre dipinge il padre”, quasi a volerne sfidare il ruolo di artista nel confronto diretto.

Fu una delle artiste donne più stimate e apprezzate per il suo stile veloce, caratterizzato da pennellate ampie e da un forte senso del colore e del chiaroscuro. Nel 1664 Cosimo III de Medici si recò in visita nella sua bottega per verificarne il talento. Poco dopo esegue per lui l’opera “Giustizia, Carità e Prudenza”, ricevendo come ricompensa una croce di diamanti. La morte la colpisce prematuramente a soli ventisette anni mentre era all’opera per Vittoria della Rovere, granduchessa di Toscana e per l’imperatrice Eleonora Gonzaga.

Importante fu il suo apporto alla società moderna poiché, con l’apertura della sua bottega, offrì a molte giovani allieve la possibilità di intraprendere la carriera di artista, per lo più preclusa alle donne.

Altra personalità di rilievo in ambiente piemontese è Orsola Maddalena Caccia, figlia del pittore Guglielmo Caccia, detto il Moncalvo. Di Orsola si conosce solo l’atto di morte del 26 luglio 1676 che la indica come ottantenne. I suoi primi interventi pittorici si intravedono nei dipinti del padre verso il 1615. Intorno al 1620 entra nel convento delle Orsoline a Bianzé e nel 1625 si trasferisce nel nuovo convento di Moncalvo, di cui il padre era finanziatore. Quest’ultimo alla sua morte lasciò in usufrutto alle figlie Orsola e Francesca piccoli quadri e disegni come materiale utile alla attività pittorica di entrambe. Di fatto Orsola ripete con sensibilità tutta femminile i temi paterni in dipinti devozionali e in pale d’altare destinate a numerose chiese, non solo piemontesi. La sua pittura riscuote un certo successo presso la corte Sabauda.

Come pittrice non ebbe molta fortuna postuma e solo nel 1964 l’identificazione di alcune vivaci nature morte da lei dipinte (tre delle quali nel Municipio di Moncalvo) ha rinnovato l’interesse degli studiosi per il suo operato.

Rispetto alle prime opere come l’”Immacolata” della parrocchiale di Rosazza e la “Madonna col Bambino” della parrocchiale di Bianzé, in cui è evidente il richiamo diligente alla produzione paterna, nella sua produzione più matura emerge la tendenza a virare la gamma cromatica verso toni freddi e azzurrini. Nelle opere successive la personalità di Orsola diviene sempre più indipendente e i suoi dipinti superano il centinaio, disseminati in diverse località piemontesi: Biella, Casale Monferrato, Castellazzo Bormida, Chieri, Moncalvo. A Torino alla Galleria Sabauda è esposta la sua tela raffigurante S. Lucia.

Quelle elencate sono le personalità più rilevanti del periodo che abbraccia il XVI e il XVII secolo. Ma se ne possono aggiungere altre.

La riscoperta di queste singolari personalità sembra essere lo scopo della mostra “Le signore dell’arte. Storie di donne tra ‘500 e ‘600” che aprirà i battenti in marzo (dopo lunghe forzate chiusure) al Palazzo Reale di Milano.